venerdì 29 maggio 2015

mi risveglio a ventidue anni. all'improvviso. come se fossi stata presa da un apnea notturna. durante un sonno lunghissimo. ho aperto la porta dell'università. e per un attimo ho sentito il mare. era dentro di me. ovunque. un onda anomala. mi travolge. ho ventidue anni. e di me non mi piace niente. non ho ottenuto nessuna delle cose che volevo. che pensavo di non volere. non tanto almeno. mi scopro inabile. non adatta. a fare quello che vorrei. per un attimo penso. dovrei scrivere. dovrei solo scrivere. lasciare stare tutto. sentire il mare dentro. scrivere liriche di momenti insignificanti nella luce finta del sole. il mondo mi sembra infinitamente strano. invivibile. io sono relegata a una piccola porzione di me stessa. mi sento male. non mi piaccio. e va oltre il semplice fatto estetico. va oltre il sentirsi inadeguata sempre. inferiore. va oltre a tutto. io ora sono questo. non mi sento così sono questo. ho aspettato ventidue anni la vita si vivesse da sola. e mi trovo ora. senza aver concluso niente. senza le capacità per quello che mi designavo. per la prima volta nella mia vita. desiderei essere altro. un altro qualunque. e il più comune possibile. perchè mi rendo lucidamente conto come mai prima. di essere sconfitta. atterrata. da tempo immemore. pensavo di essere morta. e invece fissavo la vita con gli occhi spalancati. laghi di terrore. ho perso tutta la mia brillantezza. ho perso tutte le mie potenzialità. mi sono ripiegata in un angolo. appagata dal mio stesso dolore. e ora mi guardo. mi dico non va bene. sono severa  con me. senza allenamento vorrei correre maratone. ma sono paraplgica nell'anima. mutilata dall'interno. sono la mia nemica numero uno. non so. quando sono arrivata a capirlo. ne quando ho iniziato a trasformarmi. in un buco nero. sono ostile alla vita. sono ostile a me stessa. non mi sopporto. sono una persona. e non mi piace. non mi piace niente della mia vita. a volte mi torturo. penso alle stronzate che avrei potuto fare se le cose fossero state diverse. invece sono qua. apro una porta e sento il mare. mi è crollato tutto addosso. bombe a mano lanciate dalla mia mente. tento ancora di sabotarmi. e infinite volte lo farò con la presunzone di essere speciale. sono cresciuta con la presunzione di essere speciale. mi sono svegliata a ventiue anni senza nulla in mano. solo le mie stesse viscere. me le sono tirata fuori dal corpo. le ho sparpagliate su un prato. ora guardo il mio riflesso e mi vedo. il mio orrido essere indemoniato dalle cose. sono un contenitore vuoto. sporco.  vorrei metterci il mare. lavarmi. rinascere. per la prima volta nella mia vita desidero cose che non sono in grado di controllare. realizzare. mi è stato detto che è oltre le mie attuali capacità. non mi conosco. mi guardo allo specchio. sono solo una stupida con gli occhi vuoti. dentro non c'è nulla nemmeno un goccio di mare.

sabato 23 maggio 2015

vivo mometni. di intensa agitazione. un ansia profonda che mi vibra dentro. sono una clessidra di vetro piena di vento di tempesta. rimango stesa ad occhi chiusi spero che tutto si seppellirà nella mia mente. mi tolgo gli occhi. così riposo meglio. ma dentro di me si formano immagini di violenza. si formano immagini di ricordo. immagini qualsiasi tantissime. dovrei studiare. e allora mi siedo al tavolo libri aperti. mi pesano troppo le sconfitte. mi dicono di non arrendermi mai. non sanno quanto dolore mi provoca tutto. mi fa male ogni cosa. e poi ci sono notti che devo stare sveglia fino a mattino. io non ho la forza. sono stanca sempre. sono morente. dormirei. dormirei. questa vita è sempre più lontana. il mio corpo è bloccato. colpo di sonno a lezione. mi ci vuole uno sforzo immane. uno sforzo immane per stare sveglia. mi ci vuole uno sforzo sovrumano per fare tutto. studiare soprattutto. quando sono sui libri. infuria dentro di me la tempesta peggiore. ho paura mi romperà i confini. rimmarranno di me sangue e organi sparsi. ho paura di uscire. non ho voglia di uscire. non sono partecipe con gli altri. sto là. guardo il cielo mi lascio prendere dall'angoscia. cosa sto diventando. e la tachicardia penso di morire. penso di morire spesso. forse sto morendo davvero. per qualche oscuro motivo. la mia mente è inconsolabile. è un calabrone. il rumore. i pensieri sono ombre scure. mi prenderanno. inghiottirò me stessa. come un serpente che si morde la coda all'infinito. caduta libera. in sogno non mi appare nulla. non ricordo nulla. ma la mattina il mio cuore è straziato. non ce la faccio mi dico. eppure mi spingo avanti. striscio con la bocca nel fango e penso morirò. ma striscio. mi dicono andrà meglio. mi dico. sarò meglio. intanto striscio. spero di imparare a camminare. di vedere il mare. ma ormai è una speranza lontana. se morissi qua nel fango. andrebbe bene lo stesso.