domenica 13 luglio 2014

ogni volta che l'aereo scende a terra. ho paura. ho paura che quando toccherò madre Russia con i piedi. qualcuno avrà il coraggio di dirmi che questa non è la mia terra. che non posso amarla. che non posso difenderla. quando io prenderò una stechkin aps. e prenderò il servizio militare se comincerà una guerra. una mamma che mi pianga non ce l'ho più. un amante con cui scambiarmi struggenti lettere ce l'ho. io mi sono sempre sentita nata per questo. per la mia patria. ho sempre paura. qualcuno mi dica. che russa vuoi essere. qua non vivi. scrivi male. parli male. eppure io qua difenderei tutti. anche i barboni molesti. anche quelli che facevano parte dell'unione sovietica e che se ne sono andati. non so perché nel 2014 io sia così ostinatamente pattriottica sebbene io sia una semplice metticcia. eppure mi struggo. se vedo a terra rifiuti. Foreste bruciate. o terre inquinate. mi viene da piangere. cose che non mi succedono in nessun altra parte del mondo. quando sono qua mi pare il mio cuore batta venti volte in più. ogni sentimento è amplificato. vorrei urlare al mondo come sto bene qua. come mi sento vicino ad una giovane Tatiana ancora non mia mamma. che fumava per queste strade in preda a depressione e disturbi alimentari esattamente come i miei. vorrei riavere indietro mia mamma. e quando sono qua. È come se tornassi nel suo ventre. sono nata dalla forza. dal sangue. dalla disperazione. dall'amore. dalla depressione. di una splendida donna russa. non posso considerarmi altro che russa. mamma ti rivedo nei profili degli edifici al tramonto. nei lamponi che raccolgo. io ho bisogno della Russia. io se non vivrò qui appassirò. e so che mio amore. mio uomo. italiano. ma senza patriottismo. non puoi capire. non puoi voler vivere qua. ma io sono prima di tutto nata per la Russia. e tristemente ti dirò. non mi sacrificherò per un amore effimero per un uomo. se non te ne verrai via con me. io me ne andrò senza di te.

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