giovedì 13 agosto 2015

ho fatto sogi di violenza. il sangue era ovunque. lo spandevo io. il mondo ne traboccava. e io ci banchettavo sulla debolezza altrui. nella realtà invece cono una persona tranquilla. sempre disposta. a dare una mano. anche otto. neanche fossi la dea calì. ma nei miei sogni. nei miei sogni c'è il mio amato delirio. quello che mi rende speciale. quello che mi fa sentire in qualche modo migliore. anche tu ti sei intrufolato. nel mio sogno. avevi gli occhi stravolti. mi facevi le boccacce sui sedili posteriori di un auto della polizia. ti guardavo. e non ti volevo più con il solito dolore. con le solite lacrime. non ti volevo più per un istante. sapevo sarebbe durato poco. non so più quando sono lucida. se nelle lacrime a non volerti più. se nella calma a volerti ancora nonostante tutto. sono tremendamente stanca di questo vivere. di questi giorni. non lo so più. quando sono lucida. sono arrabbiata con il mondo. non vedo più amore. la vacamza è finita. un sogno idiliaco di mare salato, sole e pesci. e io torno qui. a tutto questo nervosismo. a tutto questo stress. a tutta questa rabbia. e soprattutto a tutto questo odio immotivato per il mondo umano. non sopporto nessuno. vorrei uccidervi tutti.te compreso. il sogno era così reale.nel sogno tu così stravolto. nealla realtà sei solo un bimbo. che ha poca voglia di fare. che ha poca simpatia er il mondo. che ne sapete voi di tutta questa rabbia. che ne sapete voi di tutto questo odio. inesauribili. la mia fonte di energie. che allo stesso tempo però. mi consumano come veleno. e ancora adesso nonostante tutto. nella realtà preferirei uccidere me stessa che un'altra persona. tanto fa schifo tutto anche se ti sfoghi. anche se ti ricarichi in vacanza. torni e c'è più merda di prima. la luce è offuscata. non c'è gioia. non c'è allegria. c'è che il sangue mi chiama. e io non rispondo. mi riposerò davvero quando sarò morta.

martedì 14 luglio 2015

dispersa. in un mare di niente. il caldo mi schiaccia mi riempe lo stomaco. i sogni sono di fumo. tu mi prometti cose. un'infinità. non so se sono vere. nuoto mentre dormo. vorrei fondermi con l'acqua. il computer in panne. l'esame. la sessione. sono sigaretta. vorrei essere aria di montagna. vorrei non mangiare più. stress. il computer in panne. ogni anno capita. rimarrò senza. e i soldi. i soldi. quelli non ci sono mai. e non ho di certo la povertà. sarei superba. arrogante e cieca a definirmi povera. ma i soldi per la vita sono tanti. come se non ci fossero abbastanza preoccupazioni. a volte vorrei impiccarmi ad un enorme albero. non sono poi molto cambiata da quando ho 11 anni. lacrime negli occhi. sangue in bocca. tanta rabbia. sarei almeno voluta nascere tremendamente ingegnosa. tipo fare cose da ingegneri già da bambina. fare circuiti. smontare le cose. riparare. invece cucivo vestiti. e lavavo il pavimento immaginando la parte lavata fosse ricoperta di lava. volevo essere una ballerina. non ci sono nata. volevo essere cattiva. ma la società mi ha schiacciato uniformato. fatto donna. perdere sangue una volta al mese. ora il sangue in bocca ce l'ho per la rabbia. se fumo troppo per lo stress mi mastico le guance. se mangio troppo per lo stress mi mastico la lingua. se studio poco mi mangio la prima falange. tanto poi ricresce. è il cervello che non cresce mai. anzi muore. e io con lui. non avrò piu l'apparecchio. ma in fondo anche se mi curo se guarisco. la parte più grande di me sarà sempre quella bambina di 11 anni con le lacrime nel sangue e gli occhi nella bocca. un piccolo Picasso dimenticato da un dio assente.

venerdì 29 maggio 2015

mi risveglio a ventidue anni. all'improvviso. come se fossi stata presa da un apnea notturna. durante un sonno lunghissimo. ho aperto la porta dell'università. e per un attimo ho sentito il mare. era dentro di me. ovunque. un onda anomala. mi travolge. ho ventidue anni. e di me non mi piace niente. non ho ottenuto nessuna delle cose che volevo. che pensavo di non volere. non tanto almeno. mi scopro inabile. non adatta. a fare quello che vorrei. per un attimo penso. dovrei scrivere. dovrei solo scrivere. lasciare stare tutto. sentire il mare dentro. scrivere liriche di momenti insignificanti nella luce finta del sole. il mondo mi sembra infinitamente strano. invivibile. io sono relegata a una piccola porzione di me stessa. mi sento male. non mi piaccio. e va oltre il semplice fatto estetico. va oltre il sentirsi inadeguata sempre. inferiore. va oltre a tutto. io ora sono questo. non mi sento così sono questo. ho aspettato ventidue anni la vita si vivesse da sola. e mi trovo ora. senza aver concluso niente. senza le capacità per quello che mi designavo. per la prima volta nella mia vita. desiderei essere altro. un altro qualunque. e il più comune possibile. perchè mi rendo lucidamente conto come mai prima. di essere sconfitta. atterrata. da tempo immemore. pensavo di essere morta. e invece fissavo la vita con gli occhi spalancati. laghi di terrore. ho perso tutta la mia brillantezza. ho perso tutte le mie potenzialità. mi sono ripiegata in un angolo. appagata dal mio stesso dolore. e ora mi guardo. mi dico non va bene. sono severa  con me. senza allenamento vorrei correre maratone. ma sono paraplgica nell'anima. mutilata dall'interno. sono la mia nemica numero uno. non so. quando sono arrivata a capirlo. ne quando ho iniziato a trasformarmi. in un buco nero. sono ostile alla vita. sono ostile a me stessa. non mi sopporto. sono una persona. e non mi piace. non mi piace niente della mia vita. a volte mi torturo. penso alle stronzate che avrei potuto fare se le cose fossero state diverse. invece sono qua. apro una porta e sento il mare. mi è crollato tutto addosso. bombe a mano lanciate dalla mia mente. tento ancora di sabotarmi. e infinite volte lo farò con la presunzone di essere speciale. sono cresciuta con la presunzione di essere speciale. mi sono svegliata a ventiue anni senza nulla in mano. solo le mie stesse viscere. me le sono tirata fuori dal corpo. le ho sparpagliate su un prato. ora guardo il mio riflesso e mi vedo. il mio orrido essere indemoniato dalle cose. sono un contenitore vuoto. sporco.  vorrei metterci il mare. lavarmi. rinascere. per la prima volta nella mia vita desidero cose che non sono in grado di controllare. realizzare. mi è stato detto che è oltre le mie attuali capacità. non mi conosco. mi guardo allo specchio. sono solo una stupida con gli occhi vuoti. dentro non c'è nulla nemmeno un goccio di mare.

sabato 23 maggio 2015

vivo mometni. di intensa agitazione. un ansia profonda che mi vibra dentro. sono una clessidra di vetro piena di vento di tempesta. rimango stesa ad occhi chiusi spero che tutto si seppellirà nella mia mente. mi tolgo gli occhi. così riposo meglio. ma dentro di me si formano immagini di violenza. si formano immagini di ricordo. immagini qualsiasi tantissime. dovrei studiare. e allora mi siedo al tavolo libri aperti. mi pesano troppo le sconfitte. mi dicono di non arrendermi mai. non sanno quanto dolore mi provoca tutto. mi fa male ogni cosa. e poi ci sono notti che devo stare sveglia fino a mattino. io non ho la forza. sono stanca sempre. sono morente. dormirei. dormirei. questa vita è sempre più lontana. il mio corpo è bloccato. colpo di sonno a lezione. mi ci vuole uno sforzo immane. uno sforzo immane per stare sveglia. mi ci vuole uno sforzo sovrumano per fare tutto. studiare soprattutto. quando sono sui libri. infuria dentro di me la tempesta peggiore. ho paura mi romperà i confini. rimmarranno di me sangue e organi sparsi. ho paura di uscire. non ho voglia di uscire. non sono partecipe con gli altri. sto là. guardo il cielo mi lascio prendere dall'angoscia. cosa sto diventando. e la tachicardia penso di morire. penso di morire spesso. forse sto morendo davvero. per qualche oscuro motivo. la mia mente è inconsolabile. è un calabrone. il rumore. i pensieri sono ombre scure. mi prenderanno. inghiottirò me stessa. come un serpente che si morde la coda all'infinito. caduta libera. in sogno non mi appare nulla. non ricordo nulla. ma la mattina il mio cuore è straziato. non ce la faccio mi dico. eppure mi spingo avanti. striscio con la bocca nel fango e penso morirò. ma striscio. mi dicono andrà meglio. mi dico. sarò meglio. intanto striscio. spero di imparare a camminare. di vedere il mare. ma ormai è una speranza lontana. se morissi qua nel fango. andrebbe bene lo stesso.

martedì 28 aprile 2015

agitazione crescente.sento il rumore della pioggia sul tetto della palestra. vorrei mi pulisse dentro. yoga. respira. concentrati. ma cerco sempre di controllare tutto. cosa faccio. respira concentrati. mi ripongo nel respiro. come se l'aria potesse contenermi. l'agitazione cresce. la mia mente urla. non puoi rilassarti. vorrei cantasse. la mia mente. vorrei cantasse canzoni meravigliose. urla. tenta di fuggire. niente concentrazione. tutta la concentrazione. non mi controllo. penso a domani. non al futuro. al domani domani. quello che viene dopo oggi. quello che mi agita da morire. in quelle ore studio mi dico. poi ci penso meglio. no devo pulire. no devo cucinare. fare la spesa. pagare la vita pagare la morte. cerco di farmi rilassare dal rumore di pioggia. lo sento sul tetto della palestra. lo sento. è fortissimo. acqua a secchiate. vorrei mi piovesse dentro. lavasse lo sporco. avasse i pensieri. li stenderei su un filo da bucato bianco sospeso su verdi prati in fiore. il vento e il sole. invece piove sul tetto. l'ansia mi distrugge. compagna maliziosa dei miei respiri. li rompe. li frena. fuma meno nicole. sono stesa sul tappetino. annego. mi piove sopra. sono in un'onda. un'onda di vita. richiamo la morte. vorrei morire mi dico. mi viene da piangere. invece di respirare più facile. quasi fosse una reazione spontanea. continua. di muscolature involontarie. mi piove in faccia. fa male. sono schiaffi pesanti. la vita mi prende a schiaffi. bastasse l'impegno. bastasse la forza. non ho energia vitale per alzarmi dal tappetino. mi dico. rimmarrò qua per sempre. tutti si alzano. mi dico marcirò in questa palestra. prima o poi la pioggia mi ranggiungerà. vorrei mi piovesse dentro. con forza violenta. non mi sono concentrata neanche sta volta. non mi lascio andare un secondo. chi si ferma è perduto. è il motto. il mio mantra. io non mi fermo mai. mi sfinisco ogni giorno. cerco di amarmi. alla sera a mala pensa cammino. sento gli anni che avanzano. e sono giovane. c'è chi direbbe giovanissima. io sento tutto. le vedo le altre persone. gli adulti. parlano di infelicità ridacchiando. come se da un giorno all'altro avessero accetato la vita. questa vita. fatta di infiniti doveri. che ti sfinisce e non ti culla mai. mi mancherà sempre il materno. lo cerco in ogni dove. la vita non è materna. non è materna di certo. ti butta la in mezzo e tu ti sfinisci. soccombi o ti arrendi. li vedo caduti. sorridono della giovinezza gli adulti. il periodo migliore dicono. il periodo migliore per soffrire è oggi. giovani o vecchi. dico io. io non posso accettarla così. questa pioggia disprezzo. questa pioggia dovere.vorrei ne esistesse solo d'acqua. vorrei danzare sui fiori. protendermi verso il sole. cantare. è la mia mente che vaga. che cerca la pace. che cerca il perdono. perchè mi punzecchia sempre. mi mantiene concentrata sull'ansia. e così l'agitazione cresce. non so più non pensare a niente. a nuoto. camminando veloce. ascoltando la musica. la mia mente non si sofferma più sul mondo. non si ferma nemmeno se sono sfinita. è sempre là. devo fare questo. devo fare altro. correre. mangiare. piacermi. studiare. vorrei ci fosse una cura. vorrei mi piovesse dentro. e invece sono qua la solita infelice lamentosa. e nella mia testa bufera. tutto in continua riorganizzazione. non posso sprecare tempo. nemmeno un secondo. se lo faccio l'agitazione cresce ancora. la morsa diventa infernale. non respiro. sono immersa in un fluido viscoso. nuotare è impossibile. la mente è un sasso. affonda nel grigio. e la sono io che la sorreggo. chi si ferma è perduto. è un circolo vizioso. vorrei solo potesse essere diverso. vorrei qualcuno mi dicesse. lo so. tu fai del tuo meglio. lo vedo. sei brava. va bene così. non arrenderti. non annegare. mi alzo dal tappetino. trovo la forza. che chissà come non si esaurisce mai in realtà. mi esaurisco solo io. a cercare di sostenermi. a cercare di amarmi. continuando a vivere.

giovedì 12 marzo 2015

quell'inquietudine che ti insegue. che mi dice. non hai fatto abbastanza. non farai mai abbastanza. non sei abbastanza. fatti inghiottire. lasciati andare. mi sussurra parole di miele solo per farmi arrendere. la morte mi sorride con le fauci. fauci spalancate. sono minuscola. un piccolo puntino nero. in questa luce che mi inghiotte. tra i denti enormi della signora tutta ossa. cerco di impegnarmi. non la vedo. non la vedo mi dico. corro su prati colorati. mi organizzo. scrivo tutto. ma dimentico. faccio male. riscrivo tutto. faccio tabelle. mi faccio forza. cerco di amarmi. ma a ogni passo mi sta dietro l'inquietudine. guarda. è facile. è qua dietro. la morte mi sorride. mi sorride con le fauci. lasciati andare. su. tengo duro. fingo di non sentire. fingo di non vedere. vado avanti.

martedì 3 marzo 2015

è da tanto che non scrivo. mi si sono accartocciate le dita. come foglie secche. forse un po' tutto di me si è accartocciato. come appiattito in quelle macchine trita rifiuti. se penso a come sto andando incontro al mio ventiduesimo compleanno mi viene da piangere. un altro anno. un'altra tacca sulla mia linea della vita. sto invecchiando. o marcendo. non l'ho mai capito. mi dicono che sono giovane. nel fiore degli anni. peccato non riuscire a trovare una propria dimensione ora. che sono ancora giovane. appena un pò andata a male dentro. peccato non vivere serena oggi. adesso. vedo con ansia i giorni scorrere. correre via come semi di dente di leoni portati da un forte vento. nell'immensità di un cielo blu. dove si perdono. muoiono se non trovano l'ambiente adatto. così sono i miei ricordi. sento che stanno svanendo. da un olio su tela. stanno diventando un acquerello su carta. e io non riesco a imprimerli. non riesco a buttarli su carta prima che svamiscano. sono totalmente in balia di una guerra. vorrei controllare tutto. mi sfianco in maratone mentali e fisiche per controllare tutto. ma questo tutto esula dal mio controllo. e mi ritrovo sola su un mare di ansia. pronto a inghiottirmi. pieno di bestie feroci pronte a inghiottirmi. la mia solita punta piramidale nel petto. riesco quasi a visualizzarla. quasi. no. no. la visualizzo proprio. è lilla, retta, a pianta quadrata. è reale anche se non mi ascolti. è reale anche se ti dimentichi che anche io sto male. è reale. punto e basta. perchè io la sento. mi fa sanguinare. a volte si muove. mi trafigge pù affondo. non sono capace di fermarla. non sono capace di fermare le lacrime. se le blocco. il dolore si amplifica. mi sale fino alle orecchie mi stordisce da morire. non parlo più. e poi comunque. infine esplodo. non lo so nemmeno più che cosa di preciso sto cercando di fare andare meglio. mi impegno. credimi. non mi credo nemmeno da sola. credimi tu. ma non mi ascolti. non mi senti. io sto urlando. non mi senti. come fai a non sentire che sanguino. non vorrei certo mi guarissi. vorrei non mi si buttassero addosso tanti. di quei luoghi comuni sullo stare male da lasciarmi disarmata. senza parole. non so esprimere. quale sia la cosa che più mi sta scavando. non so di cosa è fatta quella maledetta piramide. non lo so. tienimi la mano. ho gli occhi vacui. in certi momenti non mi sento più. in certi momenti sento tutto. non nascondo che per me l'empatia è sempre stata cosa oscura e lontana. ma oramai. mi impegno talmente tanto ad ascoltare. a cercare di capire. le lezioni. gli altri. la vita. il dolore. degli altri. che mi sento dentro una camicia di forza. cresce una rabbia spaventosa. qualcosa che lascio crescere. mi accompagna. mi taglia gli organi dall'interno. cerca di creare a partire da me un misero centrino traforato in mille punti.e io la lascio fare. perchè spero mi libererà da questa minuscola prigione. vorrei vivere isolata dal mondo. avrei tutto il tempo da dedicare a me. ma allo stesso tempo vorrei solo provassi a metterti nei miei anni. stringimi la mano amore mio. piango sempre. mi seccherò anche io come una foglia secca. sgretolami e lasciami a terra. concimerò una nuova me stessa. se riuscirò a rinascere. vivrò. spero una vita tranquilla. che sicuramente non comincerà domani. in tanto cari 22 anni. vedrete la vostra alba mentre mi rotolo in vomito e sangue.la serenità che ora non esiste. vorrei incontrarla. n giorno. spero prima di morire.