mercoledì 11 giugno 2014
la decadenza. la cosa che più mi tiene ancorata a questa vita. questo desiderio di vivere tutto in queste macerie di me stessa. a volte ne sorrido. guarda. guarda dove sono finita. non so nemmeno se uscirò mai dall'università. non so niente di quello che sarà. nella mia mente non c'è un piano scritto. e mi stupisco di come io sia sempre stata così. anche da piccola non avevo particolari desideri per il futuro. mi sono sempre detta che se ce la fanno gli altri ad andare verso qualcosa. posso andare anche io. però mi manca da sempre quell'impegno nel raggiungere una meta. e forse è questo il motivo per cui soffro di più nella mia vita. la mia mente non ha un buon livello evolutivo. probabilmente. seguo dei pattern. amo la quotidianità. la routine. mi perdo in quello che è una sofferenza costante del presente. e del passato ovviamente. perchè proietto ogni momento passato con mia mamma ad ora. lo rivivo. per paura di dimenticare tutto. non riesco a pensare dei desideri se ora non sto bene. e mi compiaccio di me stessa così. una donna che è più un edificio in rovina che una vera persona. messa davanti a scelte doverose per il futuro. mi tremano i nervi. è spiacevole pensare che il tempo sta correndo e io a 20 anni non riesco a sfruttarlo al meglio. eppure rimango in questa quotidianità. perchè è confortevole. la mia zona di conforto è un ampia palude. in cui i miei atomi decadono lentamente. guarda. sono marcita prima del tempo. mi sono rassegnata. e l'unica cosa che mi ancora alla vita è questa decadenza. non faccio nulla perchè figo, di moda. solo se mi avvicina al mio distorto ideale. si c'è crisi. la mia testa è in crisi. crisi delle idee. crisi della mente. crisi di nervi. eppure mi trascino ancora zoppicando verso mete conosciute a tutti. per me oscure. ignote. ancora sto cercando di uscire dalla palude. con lente bracciate. i miei muscoli sono esausti. non posso crederci che ne uscirò mai.
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