sabato 31 maggio 2014
"l'unico sentimento eterno è la tristezza". l'avevo letto in una pubblicazione. che più di uno scritto era un ricamato di macabri disegni. che più di un fumetto era arte. arte della vita. quando vi si racconta quella terribile pungente tristezza. che te la senti nelle ossa. lama piramidale. gigante. trafigge il petto. e ti rendi conto che è vero non c'è altro che malinconia. non c'è altro che disastri. mamma. salgo in macchina e ti vengo a prendere. la tristezza ti ha ucciso. l'infelicità me la cucinavi a cena. condendo di lacrime l'insalata. dicono che bisogna essere positivi. dicono che il successo bisogna chiamarlo. ma io sono senza voce. le corde vocali sono recise. dai pezzi di vetro che mi sono mangiata. con acqua che sgorgava dagli occhi. acqua salata. mamma. mi sento come quella volta che hai avuto un imprevisto e non sei venuta a prendermi all'asilo. hai mandato la vicina. mamma. torna a prendermi. perchè questa tristezza mi uccide. io non vivo più. mi sforzo e basta. per non impazzire. ho così male dentro che a volte la mente si spegne. si nasconde. per non provare più niente. un giorno mi bucherò gli occhi con un coltello in preda all'isteria più nera. mi porteranno via in brandina. e io riderò perchè sarò libera. la mia mente si sarà suicidata e sarà rimasta una ridente nullità al mio posto. un corpo che marcisce. come un'arancia che si copre di muffa verde e sottile. e poi diventa così lassa da sfasciarsi da sola. farò quella fine. lobotomizzami. prima che sia troppo tardi. tieniti una bambola docile e inerme. perchè io non ce la faccio più. sono qui a vomitare i vetri che la tristezza mi ha nascosto nei cibi. sono qui a urlare dal dolore. in questo silenzio assordante. non mi senti mamma.
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