martedì 27 ottobre 2015

e poi. poi mi dico che andrà meglio. che questo perenne stato confusionale è solo passeggero. ma da quanti anni me lo dico. me lo dico sempre. per farmi forza. da quando avevo undici anni. ricordo il dolore. più di tutto. mi dico che andrà meglio. ma purtroppo non tutti riescono nella vita. e io mi sento di non riuscire in nulla. la vita non è quasi mai bella. mi basterebbe fosse sooportabile. mi basterebbe avere del tempo da dedicare a me. invece ruota tutto ad un frenetico nulla continuo. non so mettere ordine. scrivo con inchiostro in un grazioso quadernino da poco. col sangue traccio pensieri malsani. col sangue cerco quelli felici. li faccio fiorire. li depongo su carta. mi dico che cambiare tutto questo dipende da me. ma mi sento impotente e non riesco a cambiare questo sentimento. inadeguata. sono un'anima sola. no non sono sola. sono in terra straniera. nessuno parla la mia lingua. dove mi trovo è buio. c'è solo vizio e povertà. povertà di spirito. povertà monetaria. povertà di intelletto. povertà di fantasia. creatività. vorrei scrivere racconti. ma non ho più soggetti danzanti nella mente. sono morti tutti. è un cimitero infinito. vorrei tranquilizzarmi. mi dico di stare calma. di non ingigantire le cose. che gli incubi non mi riduranno in brandelli di carne putrescente. che non devo lasciarlo fare dalla vita. ma ho un continuo flusso di pensieri che mi spinge verso un'oscurità che affligge solo i miei occhi. nessuno la vede. come possono. l'ho creata io. mi sento distante. mi sento distante dagli amici. una distanza sempre crescente. mi sento distante da me stessa. non sono altro che una bambina viziata e piangente. soffro da troppo tempo. la mia mente si è annichilita. non so comporre i giusti pensieri. non so vivere, non so trattare con le persone. sono pungente. una stalattite di ghiaccio. dentro non ho niente. ma molto più spesso ho tutto. sanguina il cuore. sanguinano le viscere. sono tutta una cascata rossa. urlante. cerco di farmi forza. poi. e poi mi di che andrà meglio. e tengo duro. ma ho paura che morirò così. come sono vissuta. nel dolore.

sabato 3 ottobre 2015

che cosa rimane di me. se non una marea di sentimenti gettati alla diaccio. se non una marea di niente. contornata di paura e nulla più. al mondo ben pochi avvenimenti stimolano in me empatia verso il prossimo. ma ora qui. qui in Russia. non so più di chi è il mio sentire. è il mio cuore che si strazia. o quello di mia nonna. o quello di mio zio. o il tuo che mi aspetti. no è solo il mio. che chiama amore. da grande diventerò mia mamma ho deciso. sono già lei. io lo so. e non conosco nessuno che abbia realizzato i propri desideri. mia nonna racconta. di altri anni. di altre persone. dei grandi amori. mi si straccerà il cuore amore mio. il mio cuore è vuoto. vorrei solo amore. ma sono la prima a detestarmi alla follia. ora ho anche paura. ho anche paura. mi sento un pulcino. guardo come è bello qua. e il cuore canta. mi dicono guarda. mostrano il costato squarciato. io guardo. entro dentro. finisco sotto. come con la droga. non ne esco più dal dolore degli altri. voglio portarlo io. datemi. faccio io posso aiutarvi. ma nessuno porta il mio. perché mi fate piangere. io mi faccio piangere in realtà. tutto questo male è insopportabile. mi domando come farò a sopravvivere. questo è troppo per me. io non riesco. mamma posso raggiungerti. ti prego. prendimi ancora con te. voglio essere te. dentro di te. come piccolo neonato. mamma. ascoltami. nessuno mi ama. io lo sento. nessuno mi amerà mai come mi amavi tu. mia nonna dice che è sopravvissuta a tanto. mi racconta io non so come sopravviverò un altro giorno. come faccio con questo dolore. non passa mai. non passa mai. mai. MAI. io mi faccio schifo in realtà. mi faccio piangere. non so dove sbattere la testa. almeno morissi. diventassi pazza. mamma se non mi prendi divento pazza io lo so. il mio costato è squarciato. e non riesco. ad andare avanti. 

venerdì 25 settembre 2015

siamo un cielo stellato. il dolore è come quel vuoto. che tentiamo di riempire di luce. cerchiamo di raggiungerci. ma siamo ani luci distanti. sonoun piccolo mare di luci. in un'immensità di vuoto. doloroso vuoto. sono sottovuoto. come il riso al supermercato. bloccata senza aria. un buco nero vuole mangiarmi. mi sto lasciando andare ancora. sono sfinita. fatico a tenere gli occhi aperti. il mio corpo è stanco. forse mi sto buttando via. consumando per stronzate. che la mia stessa mente partorisce come nebulose di rara bellezza. sanguinanti di ansia. mi distruggo da sola. perchè vivere mi è insopportabile. vorrei essere un fiore. una persona perfetta. raggiungere i miei traguardi. nulla è mai stato così vitale. come vincere. ma ormai non vinco mai. o vinco a volte. è tutto una lotteria. io roteo in quel cestello. ogni tanto mi fermo a vomitare stelle. nell'attesa la fortuna mi peschi. con una morbida mano. mi dica. rilassati ora ci penso io. sto tornando indietro. il dolore sta tornando indietro. come uno tsunami. mi ha spaccato le gambe di nuovo. perchè rimango qui ferma a farmi sferzare. non mi merito forse di vincere. la disperazione è una voragione. sempre più grande. mi risucchia a volte. non vedo nulla. rimango paralizzata a guardare qualcosa che non esiste. che si crea dalla mia stessa matrice. e mi dice che non ce la farò mai. che devo arrendermi. ma ancora non mi dici di farla finita. è tutto ancora sottocontrollo. un mare in tempesta. calmo in superficie. diventerò pazza. diventerò scema. ucciderò qualcuno. forse la mia mente. con un coltello rosa.

lunedì 7 settembre 2015

i sogni mi stanno mangiando viva. mi sveglio e ho visto mondi oscuri. di bellezza malsana. di violenza sacra. un altare. un tempio di devastanzione. apro gli occhi ed è morte. dentro di me. che cosa ho sognato. sogni da cui non esco neanche da sveglia. sono sfibrata. mi hanno disossato. non ho la forza. sono un polletto allo spiedo. col grasso che cola nel caldo. sudo di notte. ma ho freddo. se mi sveglio un attimo torno nel sogno. è come se la realtà fosse slavata. perde colore mentre io mi perdo nei dettagli. di solito guardo la natura. e più passa il tempo. più mi sento fuori. sento che questo non è il mio destino. che la mia stessa testa si sta nutrendo di me. che presto di me non rimmarranno che sogni. fallimenti e violenza. sarò l'ombra di me stessa. pazza per davvero. 

giovedì 3 settembre 2015

come posso parlarne ad alcuno. quando io stessa sto svanendo. sono nebbia leggera. rugiada sull'erba. sangue coagulato pronto a staccarsi dalla nuova pelle. sono in un processo. non in uno stato. come posso raccontarlo. come posso parlarne. come posso continuare a vivere così. al margine dell'ombra. ogni volta mi chiedo se sto diventando pazza. mio papà risponde. è solo la vita. ma non vorrei fosse solo la vita. non vrrei passare ogni giorno della mia vita a dimenarmi nel letto ogni notte. sono posseduta. si posseduta. da un altra me stessa. da quella me stessa. che odia me stessa. è un bagno di sangue continuo. una forte luce su un campo di grano. un ronzio continuo penetrante. dentro di me. c'è una guerra. e io rimango immobile. le tenebre mi stanno inghiottendo ancora. le fauci ce le ho sul collo e ancora. sono qui. assente ai vostri discorsi. assente alle vostre risate. sono qui assente. qui. assente. gocciola sangue dal soffitto lo vedo solo io. che cosa ne sarà di me ora. devo prendermi in mano. nicole. forza. sto svanendo. e con me tutti i miei pensieri. e con me tutta la mia mente si affievolisce. dove sto andando. devo sforzarmi di più. non voglio essere opaca. altrimenti mi adagerò e vivrò per sempre così. voglio vincere. ma ho sonno. voglio vincere. ma non ho più munizioni. mangiami vita. voglio risplendere.

giovedì 13 agosto 2015

ho fatto sogi di violenza. il sangue era ovunque. lo spandevo io. il mondo ne traboccava. e io ci banchettavo sulla debolezza altrui. nella realtà invece cono una persona tranquilla. sempre disposta. a dare una mano. anche otto. neanche fossi la dea calì. ma nei miei sogni. nei miei sogni c'è il mio amato delirio. quello che mi rende speciale. quello che mi fa sentire in qualche modo migliore. anche tu ti sei intrufolato. nel mio sogno. avevi gli occhi stravolti. mi facevi le boccacce sui sedili posteriori di un auto della polizia. ti guardavo. e non ti volevo più con il solito dolore. con le solite lacrime. non ti volevo più per un istante. sapevo sarebbe durato poco. non so più quando sono lucida. se nelle lacrime a non volerti più. se nella calma a volerti ancora nonostante tutto. sono tremendamente stanca di questo vivere. di questi giorni. non lo so più. quando sono lucida. sono arrabbiata con il mondo. non vedo più amore. la vacamza è finita. un sogno idiliaco di mare salato, sole e pesci. e io torno qui. a tutto questo nervosismo. a tutto questo stress. a tutta questa rabbia. e soprattutto a tutto questo odio immotivato per il mondo umano. non sopporto nessuno. vorrei uccidervi tutti.te compreso. il sogno era così reale.nel sogno tu così stravolto. nealla realtà sei solo un bimbo. che ha poca voglia di fare. che ha poca simpatia er il mondo. che ne sapete voi di tutta questa rabbia. che ne sapete voi di tutto questo odio. inesauribili. la mia fonte di energie. che allo stesso tempo però. mi consumano come veleno. e ancora adesso nonostante tutto. nella realtà preferirei uccidere me stessa che un'altra persona. tanto fa schifo tutto anche se ti sfoghi. anche se ti ricarichi in vacanza. torni e c'è più merda di prima. la luce è offuscata. non c'è gioia. non c'è allegria. c'è che il sangue mi chiama. e io non rispondo. mi riposerò davvero quando sarò morta.

martedì 14 luglio 2015

dispersa. in un mare di niente. il caldo mi schiaccia mi riempe lo stomaco. i sogni sono di fumo. tu mi prometti cose. un'infinità. non so se sono vere. nuoto mentre dormo. vorrei fondermi con l'acqua. il computer in panne. l'esame. la sessione. sono sigaretta. vorrei essere aria di montagna. vorrei non mangiare più. stress. il computer in panne. ogni anno capita. rimarrò senza. e i soldi. i soldi. quelli non ci sono mai. e non ho di certo la povertà. sarei superba. arrogante e cieca a definirmi povera. ma i soldi per la vita sono tanti. come se non ci fossero abbastanza preoccupazioni. a volte vorrei impiccarmi ad un enorme albero. non sono poi molto cambiata da quando ho 11 anni. lacrime negli occhi. sangue in bocca. tanta rabbia. sarei almeno voluta nascere tremendamente ingegnosa. tipo fare cose da ingegneri già da bambina. fare circuiti. smontare le cose. riparare. invece cucivo vestiti. e lavavo il pavimento immaginando la parte lavata fosse ricoperta di lava. volevo essere una ballerina. non ci sono nata. volevo essere cattiva. ma la società mi ha schiacciato uniformato. fatto donna. perdere sangue una volta al mese. ora il sangue in bocca ce l'ho per la rabbia. se fumo troppo per lo stress mi mastico le guance. se mangio troppo per lo stress mi mastico la lingua. se studio poco mi mangio la prima falange. tanto poi ricresce. è il cervello che non cresce mai. anzi muore. e io con lui. non avrò piu l'apparecchio. ma in fondo anche se mi curo se guarisco. la parte più grande di me sarà sempre quella bambina di 11 anni con le lacrime nel sangue e gli occhi nella bocca. un piccolo Picasso dimenticato da un dio assente.