giovedì 28 aprile 2016

tre giorni che aspetto di scrivere due righe. tre giorni che penso di morire. ma sono ancora viva. l'ansia non uccide. o forse si. si può morire di tristezza. mi chiedo. si può morire di agitazione. è come se avessi una frusta elettrica sul cuore. a volte non riesco nemmeno a stare dritta. sono piegata dalla vita. la vita si accanisce sulle persone meno pronte. meno positivee. te le da sui denti. finchè non ti rimangono solo le gengive. come una vecchia sdentata cerco ancora di mettere in ordine ogni cosa. di mantenere la funzionalità della mia persona. ad un livello quanto meno di decenza. ma la decenza l'ho salutata. quando qualche mese fa mi sono resa conto di cosa sono. di cosa sto diventando. e mi sono detta. che mi odio tanto. ma che sono meravigliosa. e quindi mi amo di più. questo continuo lasciarmi travolgere dai sentimenti. neanche fossero treni merci sparati a 120 all'ora. mi fa sentire speciale. viva. dopo anni che l'unica sfumatura di sentimenti a me conosciuti erano quelli che giravano appresso alla mia infelicità. mi sono detta. che il mio cuore è magico. che la mia anima è capace di tutto. ma in realtà ogni sentimento che mi investe. anche quelli più felici. hanno una scia di infelicità dietro. mi si accolla come il petrolio alle ali dei cormorani. e io non so perchè devo sempre sentirmi così in difficoltà. sempre così innamorata della gente. ma non della gente a caso. io li odio tutti. ma mi basta parlare un pò con una persona. mi basta scorgere l'anima di qualcuno per amarlo. soprattutto quando dentro c'è tristezza. quando sono anime affini alla mia. vi amo tutti. vi bacerei tutti. vi abbraccerei tutti. eppure allo stesso tempo mi rendo conto guardando enrico. che nessuno più di lui amo. che nessuno come lui mi completerebbe così tanto. ma forse è solo perchè il mio amore è un anima in pena. il sangue mi cola dalle gengive mentre guardo le stelle. vi bacerei tutti. alla francese. e vi ammazzerei di botte allo stesso tempo. sono contraddizione. sono odio e amore. e troppa rabbia. un giorno forse saprò gestire me e le mie emozioni. per ora non credo. mi lascerò trascinare come un cervo investito. incastrato nel paraurti. ancora vivo. urlante. baciatemi tutti.

giovedì 3 marzo 2016

tutto si smembra nel nulla. tutto svanisce. i sogni sono solo disegni di sangue. che la pioggia lava via. lentamente. mi guardo allo specchio. e ho ancora degli occhi di bambina. che non vedono niente. pensavo di non avere mai avuto sogni. pensavo di desideraresolo serenità. ma in realtà forse dei sogni ancora albergano dentro la mia testa. distanti. trasparenti fantasmi. e io non li ho mai voluti aprire. perchè. perchè da mia mamma e dalle sue amiche avevo imparato una cosa. una cosa importante. la mia prima lezione di vita. le cose che più desideri non le ottieni mai. la vita si gira e ti spacca il naso. ogni angolo che svolti. sanguino sempre più. mi dico che dovrei prendermi in mano. me lo dico da così tanti anni. ricordo quando la mia vita era dominata dai disturbi alimentari. ricordo quel dolore. in ogni momento. qualunque cosa facessi. qualunque cosa vivessi. con chiunque fossi. quel dolore sordo costante. un dolore tanto forte da fischiarmi nelle orecchie. e in realtà. in realtà. quel dolore non è mai. mai andato via. è sempre lì. ora a volte me ne dimentico. a volte mangio anche senza pensarci. ma come la tossicodipendenza i disturbi alimentari non li puoi cancellare. non puoi più tornare nuova. rimarrà per sempre quella tensione. una contrattura nell'anima. i calci sulle costole. ho letto un libro. da secoli non avevvo tempo di leggere un libro. e che libro. parlava di eroinomani giovani. che in fondo non erano molto diversi da come io vivevo i miei disturbi. nel libro sono allegati documenti di polizia. e di consultori. che parlano delle condizioni di vita. di cosa spinge i giovani a distruggersi. a distruggere la vita. che già è un'impresa miserevole. mi sono sentita ancora una volta così dentro che se fossi stata adolescente negli ultimi anni 70 sarrei stata di sicuro una vittima dell'eroina. una vittima della vita. cosa che sono ancora oggi. mi sembra insormontabile quello che ho perso negli anni che ho dedicato a distruggere il mio corpo in ogni modo che mi era possibile. mi sembra ancora oggi quattro anni dall'ultimo episodio di aver distrutto tutto. di essere diventata una nevrotica del cazzo. mi sono così sfasciata la testa mentre distruggevo il mio fisico che nemmeno un tir me l'avrebbe spiaccicata meglio. qualche mese fa. avevo scartato qualche ammuffito sogno. sembrava quasi che io potesi farcela. li ho guardati. desiderio di realizzazione. desiderio di realizzarmi. di essere un fiore. avevo cambiato idea sull'università volevo andarci. alla magistrale dico. essere riconosciuta. in questo mondo ove se non ti affermi in qualche parte non sei niente. ma i miei nervi sono a pezzi. per la prima volta qualcuno ha riconosciuto che mi sto distruggendo. e questo. questo sangue è la cosa più lontana dai miei merda di sogni che esista. mi sto di nuovo spaccando la testa. ora solo quella. contro un muro. migliaia di testate. dovrei solo capire. dovrei solo accettare che dalla vita non si ha quello che si vuole. nemmeno quando si fatica come un minatore. nemmeno se si ha una bella mente. perchè ancora voglio credere di non fare poi tanto schifo. ma mi guardo allo specchio. mi fischiano le orecchie dal dolore. chissà se un giorno troverò pace. chissà se un giorno questo mondo di merda mi lascerà tirare un sospiro di sollievo. e vivere tranquilla. una vita qualsiasi. 

domenica 28 febbraio 2016

ad un certo punto della vita. rivaluti la presenza o meno di persone al tuo fianco. mi sembra diventata fondamentale. irrinunciabile. un certo tipo di amicizia. è particolare. è diversa da quella che è è subito un fiume in piena. una condivisione totale. che finisce spesso per risultare unilaterale. butti tutto fuori. perchè pensi che l'altro ti comprenda al meglio. ma in realtà queste persone colgono poco. perchè anche loro ti vomitano addosso tutto. sembra speciale. ma lo è molto di più in altri casi. ad un certo punto della vita ci si ritrova. perchè già ci si conosceva prima da tempo. ci si stimava magari anche. ma non molto di più. e scegliersi questa seconda volta come amici. è magico. è come se si confermasse qualcosa. è come una scelta fatta con estrema cura. perchè mi rendo conto che tali persone non solo sono affini a me. ma avanzano a braccia tese verso di me in tutto lo schifo della vita. vi amo. vi amo tanto. siete gioielli splendenti. che ho trovato quasi per caso. un caso che assomiglia molto più al destino. a richiamarmi l'odore del vostro sangue. che piangete in questo mondo che è. e rimane solo dolore. ci stringiamo. ci facciamo strada nella melma putrescente che ci intrappola le gambe assieme. diventa un lottare quasi di squadra. lottare contro le avversità. contro la depressione sempre in agguato. contro la solitudine che mi soffoca lentamente. lottiamo assieme. non si sa bene contro cosa. ma la vita è una lotta. una lotta per non farsi schiacciare. per non annegare nella melma. in questa lotta fianco a fianco non c'è prevaricazione. la condivisione non avviene buttando fuori tutto. ma buttando giù raggi splendenti. che ci danno la forza. ci rendono luminosi della stessa luce. è sempre amore. ma non è romantico. o forse si. è pure pure romantico. perchè siamo cavalieri splendenti che non si arrendono alla vita. e la vita è caso. non è cattiva ma chissà perchè in una certa misura ci vuole rendere perdenti. noi teniamo duro fianco a fianco. e come mai prima apprezziamo l'essere compagni di (dis)avventura. siamo sostegno e salvezza. ci ergiamo come gli ultimi templari. splendiamo come stelle meravigliose. lottare assieme diventa meno faticoso. quasi bello. il vivere stesso non è più asfittico. siamo aria fresca. di quella di montagna purissima. come i nostri affetti purissimi. siamo costellazione.

mercoledì 6 gennaio 2016

e arriva quel momento. quel momento in cui tutto crolla per l'ennesima volta. sopraffatta da un milione di cose finisco in ospedale. ha ragione mio papà. siamo una generazione debole. ma cosa mi ha reso così. non lo so nemmeno io. quando è successo che diventassi così senza speranza. così indifesa alle intemperie della vita. crolla tutto. e non so tenere i pezzi assieme. le persone assieme. il mio cuore è un cumulo di macerie. sono pronta al mio stesso funerale da secoli. è buio. tutto buio da morire. e se ci fosse luce sarebbe solo tutto orrido. orrido da morire. non fare luce lasciami qua. non voglio pensarci. ai ladri. al mio gatto scomparso. ad un amico perduto. al trasloco. alla sessione. alla gastroenterite che per l'ennesima volta mi ha reso un'ameba. mamma abbracciami. non sono pronta a questa vita. l'altro giorno pensavo che volevo renderti fiera. ma come faccio. sto annegando. uso tutta la forza. che non ho. per non lasciarmi morire ora. a metà strada. ho finito le forze mamma. che ne sarà di me. 

sabato 12 dicembre 2015

e mi guardo. mi osservo fuori. con un bisturi mi incido la scorza. mi apro la gabbia toracica. guardo all'interno. osservo ogni cosa. la soppeso. mi domandi chi sono oggi. mi sembra di non essere io. mi sembra di essere diventata un'altra. mi sembra di guardare dentro ad un'estranea. un mare di organi disfunzionali che non riconosco. non riconosco i miei occhi. non riconosco il mio sguardo. il mio pensiero è distorto. guardo il mondo attraverso un fondo di bottiglia. è tutto verde. tutto osceno. tutto strano. non riconosco il mondo. e nemmeno la specie a cui appartengo. giro così con gli arti congelati e la cassa toracica divisa da uno squarcio. mi sento fuori controllo. ma forse è proprio questa la mia anima. forse è proprio questa la mia vita. una vita di alienazione. una vita senza posto in mezzo a milioni di cose. abbandonata sulla strada la notte. sono una piccola cosa. un nulla di che. una macchia nera di sangue coagulato sull'asfalto. non so nemmeno più cosa volevo dalla vita. forse il problema è che nemmeno per me stessa ho mai desiderato nulla. speravo di di ottenere senza lotte. speravo di vivere il pace. invece ogni giorno devo lottare. mi strappo la pelle ogni mattina per riuscire ad alzarmi dal leto. mi scavo gli occhi per vedere meno. indosso vetri di bottiglia. raccolgo i sassi dei fiumi. ci scrivo le date. ricordo momenti meravigliosi in cui ero troppo me stessa. persa ma sempre lucida. ora stringo la boccetta di alprazolam. e fisso il mio riflesso. vorrei guardarmi per sempre. e vedermi sparire per sempre. vedermi non essere mai più per non dover essere altro che non sono io. mi riconoscerò un giorno guardndomi forse. finita questa indicibile morte. o forse i vestiti che butto per casa sono parte di me. e sono io a raccontarmi dolci bugie. sono ordinata no. sono efficiente. no. gestisco bene la casa no. forse io sono già scomparsa. e non me ne rendo nemmeno conto. forse sono io la boccetta di xanax e stringo in mano una minuscola me stessa che sta sparendo e al tempo spesso sono disperata e compiaciuta. sono diventata niente. sono diventata ogni cosa.

sabato 5 dicembre 2015

sono una tipa che vive di ricordi delici. ricordi luminosi. evanescenti. che non devo scordare mai. perchè sono la mia gioia. le mie risa di oggi. provo affetto per molte persone più per i ricordi che abbiamo assieme che per quello che c'è ora. ora non c'è niente. il mio cuore è vuoto. non ho più legami. non faccio parte di niente. però ho quei frammenti iridescenti. e li tengo stretti. come frammenti di vetro mi penetrano. tagliano la pelle. sanguino mentre rido. butto indietro la testa. il ridere è troppo forte. mi scende qualche lacrima. qualcuno penserà adirittura. quanto si diverte. quelle due lacrime sono un mare. mi ricordo con follia che un tempo stavo con gli altri. ero attiva. ora sono solo nebbia che mi sta nella testa. ora sono solo un'ombra in mezzo ad amici. amici cari. persone a cui voglio bene. ci parlo. ma forse il problema è che non comunico davvero. niente. il mio cuore stesso è nebbia. il presente è meno saldo dal passato. il presente è pianti. il presente è fumo. io non sono così. io ero così. ma forse dovrei vederla diversamente. io sono così. e basta. ho perso il grip sto scivolando al rallentatore da anni. qualcuno mi dia una mano. affogo. no non è vero sono qui che guardo la me stessa del passato morire ogni giorno. i ricordi sono un testamento. ricorda che eri felice. o almeno che eri meno infelice. non lasciarti andare. per quanto moncone sanguinante. puoi ancora costruire ricordi felici. ma non ci credo veramente. è come se ò'apice della mia vita fosse già andato e io sono rimasta qua in alto. e mi rifiuto di scendere coscentemente. scendo a occhi chiusi corro. ho le gambe in fiamme. i piedi distrutti. sono una macchia di sangue e sporco. che ha perso persino il controllo di se stessa.

sabato 21 novembre 2015

dolore allo stomaco. non è ansia. è tristezza. i cieli sono stati dipinti di nero per sempre. sono sola in un mondo di sogno. un incubo reale. in cui vivo da sola. nella più grande solitudine. l'unica anima di un universo. cerco sempre qualcuno. da amare o uccidere. ma poi quanto sono diverse le azioni. per me per nulla. il mondo è vuoto. l'ho svuotato io. non li ho semplicemente allontanati. li ho uccisi tutti. distrutti. poi ho dipinto il cielo di nero. per sentirmi al sicuro. perchè gli alieni non mi guardassero nella mia colpa. leggo un libro. l'autobiografia del mio idolo. un fisico russo. che teorizzò i voli nello spazio. nei primi del novecento. forse anche prima. scrive che il genio non è generalmente ereditario. aggiungo io quindi innato. ma sono le condizioni al contorno a renderci memorabili geniali. queste parole me le ripeto. mi accarezzano la testa come la mano di mia mamma. forse non sono semplicemente scema. mediocre. insignificante. forse avrei potuto fare di più. ma le circostanze della vita mi hanno piegato. fatto diventare gobba. stupida. sotto al peso della tristezza. anche se so nel mio cuore. nel mio cuore lontano anniluce. io so. che sono stata io a lasciare le circostanze mi piegassero. ancora ora. anche dopo mesi di terapia so che il grigiore del mio animo. è mio frutto. frutto del mio seno. frutto di me medesima. se ognuno è fautore del proprio destino io ho distrutto il mio. o forse lo sto ancora distruggendo. perchè l'unica persona che ho ucciso. sono io. è per questo che sono sola. con l'anima che pesa mille mila quintali. grondante di sangue ho deciso che cercare gli altri è inutile. che cercare amore è inutile. perchè non posso appesantire le esistenze altrui con questo mare di sangue. che non ha un senso. questo mare di sangue che ho spanto. questo mare di sangue è solo mio. e solo io potrei pulirlo. ma sono stesa a terra. abbandonata a me stessa. e piano piano striscia verso di me una certezza. non ne uscirò mai. questo presente. questo dolore. è eterno.