martedì 9 settembre 2014
corre sull'asfalto un velo sottile di nebbia. la luna è piena. o forse no. non so mai capire quando è piena. dovrei guardare un calendario. la solitudine è assordante. questo silenzio è pieno di urla. e io sono veramente poco lucida. vedo tutto. eppure non vedo nulla. il sole potrebbe non sorgere domani e potrei addirittura non accorgermene. mi sveglio. e è come se dormissi. ormai sono in ballo continuo a studiare. sono un automa. prima il dovere. e chissà come al piacere non si arriva mai. se non rarissimamente. col contagocce. in occasioni in aspettate. come gli acquazzoni con poi l'arcobaleno. non sono nemmeno sicura di scrivere con lo stesso carattere. le parole si ingigantiscono da sole. scendendo dalle righe. e io faccio sogni strani. di rinchiusioni in camere un metro per uno. dove l'amore non arriva. ricordo le mani di mia mamma. la cicatrice sopra al gomito. le braccia magre ma forti che mi tiravano su. ricordo grandi abiti svolazzanti. eppure ci sono molte altre cose più recenti che non ricordo per niente. la cosa più spaventosa è che non mi ricordo mai come stavo. come stavo ieri. un mese fa. lo ricordo nebuloso. e di alcuni periodi non ricordo nulla. vedo il singolo filo nelle stoffe. ma il resto è nebbia. vorrei fare una vacanza. ma da cosa dovrei riposarmi veramente. non lo so nemmeno io. vorrei prendere una vacanza da me stessa. strapparmi l'anima dalla carne. in fiumi di sangue caldo. e lasciarla vagare per un po. e io farmi una dormita lunga appena un secondo ma che mi sembrerebbe un'eternità. a volte vorrei pure buttare tutto nel cesso. persino i capelli. darmi la possibilità di reinventarmi. di correre in paesaggi sconosciuti con la spensieratezza a fianco. mi sembra quasi di non averla mai conosciuta. di aver sbagliato ogni passo da sempre. di aver sprecato tempo in immaginazioni surreali. ogni giorno mi preoccupo da morire. cosa ne sarà di me domani. se già non mi ricordo come era ieri. la mia mente cerca di darmi una seconda possibilità ogni giorno. facendomi dimenticare come stavo. ma io mi preoccupo mi abbuffo d'angoscia. non ne ho mai abbastanza. mi preoccupo. di non tornare a casa. e poi prendo il mio gatto e mi preoccupo per lui. il mio mondo è fatto di noi. e mi sembra lui sia triste mi sembra di aspirare la sua tristezza come tabacco da una sigaretta. e non voglio che sia triste. voglio sempre stare con lui. e poi finisco sempre in giro. a drogarmi di niente. perchè tanto la lucidità me l'ha portata via l'angoscia. per avermi in pugno. per spaventarmi ancora di più. cammino passi insicuri. seguo sentieri mai visti. sono io. e non sono io. c'è tutto e c'è nulla assieme. non mi regalo nulla nemmeno conforto. non lo cerco nemmeno sento di non meritarlo. mi punisco a non finire in ogni modo. perchè sento di essere una cattiva persona. non sono una macchina on mi si può cambiare la cinghia di trasmissione. purtroppo. mia nonna mi ha detto che a veterinaria studiava neurologia e il professore le disse che bisogna trattarsi bene. perchè i nervi sono fragili e non si ristabiliscono più. i miei nervi sono a pezzi. sto pagando ora a peso d'oro i momenti in cui mi sono lasciata andare ad una quieta disperazione. tutti mi dicono che non migliorerà. anzi che sarà sempre più difficile la vita. e io a ventun'anni mi preoccupo perchè se poi sarà peggio allora posso appendermi. oppure aspetterò di diventare un velo di nebbia. uno di quelli che corre sull'asfalto. quando c'è la luna piena. o quasi.
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