domenica 9 febbraio 2014

ha piovuto così tanto. piove ancora così tanto. non riconosco le persone. perchè ho la pioggia negli occhi. vivo reclusa. e le persone sembrano solo tanti visi sfuocati dietro una finestra. su cui scorrono gocce di pioggia. sono isolata. il naso sui libri. le funzioni si intrufolano nei miei sogni. non vedo l'ora di tornare a sentirmi una persona. perchè ora. mi sento come un lombrico. un lombrico scivolato per la troppa pioggia. fuori dalla terra. lontano da quella calda avvolgente madre. e ora sono sul asfalto. e sono cieca. come farò a tornare indietro. come farò ad andare avanti. sull'asfalto mi scortico la pelle. fradicia di pioggia gelata. e da un momento all'altro una vecchina che passeggia o un drogato in bici potrebbe schiacciarmi. grido aiuto. ma sono muta. finirà anche questa pioggia. ma non so se ce la farò. ne uscirò scuoiata. questo è poco ma sicuro. se avessi quattro anni. e non fossi tra i lombrichi. me ne andrei a bordo strada con un secchiello. a tirar su i lombrichi morenti e scorticati e a gettarli sulla terra. ma non ho quattro anni. mia mamma non stringe più la mia mano. sono sola a combattere la vita. a cercare la morte sull'asfalto. ma finirà di piovere.

lunedì 20 gennaio 2014

oggi ho aperto gli occhi. e ho pensato che è la fine. dopo colazione appoggiata al parapetto in terrazza a fumare. ho avuto la certezza. è la fine. mi sono detta. mentre si scioglieva il cielo. pioggia. pioggia a non finire. il cielo si sta sciogliendo. come il cacao nel latte. quando ero piccola e mia mamma mi tagliava la banana per fare colazione. mia mamma. a volte mi sveglio ancora pensando che è di fianco a me. che c'è qualcuno in questa casa. che non sono io. che non è il gatto. mamma. vienimi a prendere. sto aspettando.sto ancora aspettando. vienimi a prendermi. baciami di morte e putrefazione. non è giusto ti stai sciogliendo come il cielo. e io no. io devo procedere. in questo inferno. e questo inferno è casa mia. a volte penso che non ne uscirò mai. che ingegneria non la finirò mai. lo so che sono una delusione. mamma. tu me lo dicevi sempre che avevi paura per me. perchè sono debole. che in questo aspetto non sono affatto russa. temevi diventassi un'alcolizzata. ma tranquilla il mio stomaco è già andato a puttane. non diventerò di certo un alcolista. però sono qua che ogni giorno crollo e mi rialzo. o forse ormai nemmeno mi rialzo. mamma vienimi a prendere lo stesso. ti prego. io non voglio stare qui. voglio sciogliermi sotto terra. voglio sparire.

venerdì 17 gennaio 2014

a volte sembra che sto peggiorando sempre di più. a volte mi sembra che l'intero mondo sta perdendo lucidità. il cielo si sta spegnendo. e io mi avvio verso un posto sconosciuto e oscuro. dalle pareti strette. soffocante. i confini del mio corpo mi schiacciano. la mia pelle non respira. non c'è scambio con l'esterno. l'anno scorso è stata l'ultima volta che mi sono sentita così. credo. in realtà non lo so. sono sempre stata una persona che custodiva i ricordi. una custode del passato. delle parole delle persone importanti. mi ricordavo tutto. ogni singola cosa. ogni singolo istante. soprattutto. quelli con te. e ora invece sto dimenticando. sto dimenticando tutto. le cose che devo fare.  le cose che ho fatto. non ricordo più le parole esatte di mia mamma. non ricordo più chiaramente il suo viso. il tempo sta fuggendo lontano. e io sono assopita dentro me stessa. sto perdendo tempo lo so. l'università è uno strazio. non mi angoscia più come prima. però non ci sono mai. quando sono là sento le persone pensanti. luminose. pulite. libere. si impegnano e io ho i buchi nel cervello. si impegnano. e io sono paralizzata. si definitivamente sto peggiorando. eppure è una sensazione ricorrente. mentre mi scende il sangue dai buchi nella testa. vorrei morire finchè mi abbracci. vorrei morire finchè siamo distesi in amore. finchè la tua lingua si adatta perfettamente alla mia bocca. i momenti in cui mi stringi sono gli unici che mi sembrano andare bene. il resto cade a pezzi e non capisco perchè. sogni mostruosi agitano i miei sogni. sogno morte e sangue di persone a me care. il mondo si sta ricoprendo di sangue e morti nei miei sogni. mi sveglio e piango. temo l'abbandono. il senso di abbandono che ha caratterizzato la mia vita mi condiziona. diceva la mia terapeuta. ma cosa ne sa lei. cosa ne sa chiunque. io ormai sono morta. siete tutti invitati al mio funerale. papà dice che la gente non si invita ai funerali. ma sarà bellissimo. mi farò fare un vestito su misura e mi immergerò nel raso rosa di una bara scura. seppelliscimi. con amore. vorrei ti seppellissi con me. vorrei rimanessimo sulle lenzuola per sempre la prossima volta che ci vediamo. vorrei non lo so nemmeno io cosa vorrei. vorrei solo questa confusione passasse. sta piovendo nella mia testa. e la pioggia sta lavando via tutto. gli argini si sono rotti. l'acqua mi sta annegando dall'interno. il respiro mi manca da troppo tempo. la lucidità è evaporata. ne sento ancora il caldo vapore in testa. ma ormai non ce n'è più traccia. proteggimi ti prego. o seppelliscimi. perchè ormai è la fine.

giovedì 9 gennaio 2014

mi succede spesso. accendo il fornello. ma non è quello sotto la teiera. è quello a fianco. quando è successo. che mi sono spenta così tanto. mi succede spesso. faccio le cose e dopo un bel po' mi rendo conto di non aver fatto nulla. o di aver fatto tutto sbagliato. finirò per essere come mia nonna. non uscirò più. non ne avrò più la forza. o magari addirittura non mi alzerò più dal letto. quel giorno. quel giorno ti chiamerò. e spero che risponderai al telefono. perchè quel giorno ti implorerò. ti implorerò di venire da me. ti chiederò di uccidermi perchè ormai non ci sarà più niente da fare. ti supplicherò con dolcissime parole. oppure ti supplicherò con uno sguardo perchè non saprò più parlare. avrò perso la parola nel buio della mia casa putrescente. so che mi guarderai con pena. so che cercherai di tirarmi fuori dal letto. tirerai con tutte le tue forze. ma sarò come un corpo morto ormai. spero che non piangerai. spero che non mi supplicherai di tornare. perchè se arriverò a quel giorno. ormai sarà troppo. troppo tardi. per qualsiasi cosa. ormai spero solo di morire prima. ma so che non avverrà. non so uccidermi se non lasciandomi andare. perdendomi. lo psicofarmaco dovrebbe farmi reagire. e invece. e invece rimango calma. sorrido. e dentro sono vuota. l'agitazione è tutta superficiale. perchè se anche non mi agito nel profondo come un tempo. io lo so. lo so. che è solo perchè ho perso contatto con quello che sta succedendo. io vado avanti. ma io lo so. lo so che sto morendo.

domenica 5 gennaio 2014

con la testa vuota piena di filamenti. gli occhi due buchi neri. perché questa calma. perché questa quiete. vedo ancora il nulla in ogni cosa. la morte in ogni luogo. ma sento che mi sto svuotando. sento che l'ansia mi ha lasciato la mano. dentro di me non è rimasto nulla. sto diventando un qualsiasi involucro vuoto. non splendo più di niente. non risplendo più la notte. ormai la mia luce perversa è stata placata. di me non rimane altro che un buco. un buco nel tempo. un ripiegamento dello spazio. non sono nulla. di me non è restato nulla. ormai. vorrei solo mi portassi a morire. a scomparire del tutto. mi rimane quella sensazione di perdizione mentre guido a caso. verso il bar. non so cosa sto facendo. i filamenti mi scivolano dagli occhi sul bancone. neri filamenti scivolano nel mio cappuccino. in fretta li tiro su. e me li rimetto bollenti nelle cavità degli occhi. ho scelto io di svuotarmi. ho scelto io di non capire più niente. ho intessuto io filamenti di cervella. grovigli di mente. che mi paralizzano dall'interno. sorrido e dentro ho il vuoto. oppure. sono il contrario. sono tutto e niente contemporaneamente. sono come una goccia di sangue che cade in un catino d'acqua. Mi cola il cappuccino dai buchi degli occhi. vuoti. scomparsi. Nicole è morta. Nicole non c'è più. non è qua. è altrove. o forse non è più affatto. chi lo sa. ormai c'è solo silenzio. 

giovedì 2 gennaio 2014

mi rendo conto solo ora. di come io stia rincorrendo la decadenza. di come io cerchi la devastazione. in ogni sguardo. in ogni festa. in ogni cibo. non è il semplice festeggiare. ubriacarsi. sballarsi. no. è molto. molto di più. in quel momento so che non mi sto conservando. che mi avvicino alla mia data di scadenza. e sono vuota. sono felice. sto correndo. correndo verso la distruzione. la chiamo a gran voce. con i polmoni pieni di catrame. il mio cervello è velenoso. l'autoconservazione della specie mi è sconosciuta. ho sempre cercato solo un uomo. un uomo con cui andare a morire. non ho fatto altro che vivere un'epica battaglia contro me stessa fino ad ora. non è stata nulla più la vita. nulla più che una continua ricerca della morte. negli occhi degli altri. e nei miei già splendeva. splende sempre. rifulge di rossi bagliori nella più buia notte. dagli occhi mi esce veleno per l'esistenza. mi guardo allo specchio. vedo già delle rughe. è perchè sto correndo. correndo all'infinito. sprecando gli anni della giovinezza. dicendomi. un giorno starò meglio. si un giorno starò meglio. quando sarò morta. e la cosa forse più spaventosa. è che tutto ciò non mi spaventa affatto. è che la consapevolezza non frenerà la mia corsa. ogni tanto mi dico. dovrei fare qualcosa. mi asciugo le lacrime. tento di amarmi. ma io mi amo già. mi amo tantissimo. di amore perverso. che ama la mia decadenza. mi amo mentre mi distruggo più che mai. se non sono già morta. è perchè sono stata fortunata. o sfortunata. dipende dai punti di vista. a non trovare mai la devastazione che cerco. forse perchè corro col freno a mano tirato. perchè da qualche parte dentro di me c'è la consapevolezza che così non si fa. così non si pensa. si vive tranquilli. mentre l'ansia banchetta con le mie cervella. e io decado solo dentro. crollo in urla silenziose. e fuori corro a gran fatica per riportare lo stato fisico in linea con quello mentale. anche se lo so. lo so che non si fa.

mercoledì 1 gennaio 2014

è iniziato il nuovo anno. e il devasto non dura abbastanza. ho aperto gli occhi e non ero rivoltata. non ero niente. come sempre. buia la mia camera. luce all'esterno. un altro anno. ancora uno. quando sul maxi schermo è apparso il count down mi sono sentita felice. occhi appannati cuore altrove. a spargere sangue a terra. il cuore è con te. e io sono altrove. in un altrove buio. salta tutto. intorno a me. e mentre sono a letto il cuore torna sanguinante come sempre. si era perso. come al solito. torna al suo posto. e io apro gli occhi. e. il devasto non ha spento la testa. il cuore pompa troppo sangue. non alzarti mi sussurra il cervello. è troppo brutto il mondo anche nel nuovo anno. è troppo triste come vivi non alzarti dice il cuore. e sto con gli occhi sbarrati nel buio. non riesco a muovermi. poi mi alzo e sono vuota. ho lasciato il cuore e il cervello a letto. sanguinanti si seccano lentamente. è inutile portarmeli dietro. mi alzo perché devo. mi alzo perché così si fa. ogni desiderio di vivere mi ha abbandonato. il nuovo anno non porta nuova vita. non porta niente. qua c'è solo disperazione. io non so vivere. non mi sento più. ho legato cervello e cuore a letto. con filo spinato. non voglio più vederli. tanto mi confondono e basta. meglio essere involucro vuoto. vagante a caso. fingendo di essere viva.