mercoledì 22 febbraio 2017
mi incoroneranno. il rosso sarà il mio colore. mi ergerò su un trono fantasme. regina del nulla cosmico. con un ramo in testa. mi incoroneranno. se prima pensavo di morirne. oggi so che ancora una volta sopravvivo. e vado avanti. manca sempre meno. e procrastino i preparativi. cerco di prendermi cura di me. cerco di amarmi. ma più penso a me stessa più provo rancore. odio. delusione. arrivare alla corona non mi è valso nulla. è una vittoria vuota. che mi rende infelice e felice al tempo stesso. ho pianto. ho pianto tanto quando ho finito gli esami. ma non era gioia. non era dolore. il mio cuore lamenta. un afflusso sanguinio troppo dedole di sangue. lo sto strozzando piano piano. una sovrabbondanza di sentimenti porta a vivere male. ancora peggio è richiamare continuamente i ricordi. riverli tutti ogni giorno. per non perdere nulla. per rimanere fissa sulla realtà. mi incoroneranno. il rosso sarà il mio colore. il rosso il colore del mio cuore. che si dimena come un uccello in gabbia. che non accetta la vita come gli si presenta. ma chissene importa. mentalmente sono rassegnata. avrò la mia corona.la mia vittoria. stenderò u tappeto rosso fatto con il mio stesso cadavere. tutto andrà bene. lotterò ancora. perdendo pezzi. ancora . ma mi inoroneranno. e sarà festa.
martedì 3 gennaio 2017
mi innamoro di tutti e di nessuno. in realtà non sopporto le persone. nello stesso attimo in cui mi stringo a qualcuno. il contatto. il profumo. di chiunque sia. mi disgusta. pensavo che crescendo sarei cambiata. ma in realtà sono la stessa nicole di dodici anni. in realtà non sono altro che niente. una ragazzina ancora. innamorata dell'amore. che odia tutti però. non riesco a vivere due giorni con le persone. che rischio un esaurimento nervoso. guardo la gente. guardo le coppie. poi guardo me allo specchio. Nient'altro che il nulla. non avrei mai pensato di diventare questo crescendo. e invece la verità era che non avevo un'altra scelta. sono sempre stata questo. un grumo di dolore. che si odia. perché forse non odio tanto gli altri. quanto odio me. o la mia vita. ma che differenza c'è. tra me e la mia vita. nessuna. siamo una cosa sola. dove finisco io inizia lei. e dove lei finisce finisco pure io. perché senza di lei non esisto. ma senza di me lei esiste eccome. la mia vita è il mondo. è questo mondo marcissimo mondo. che mi ha plasmata odiosa come sono ora. sporca. e inutile. ma più di tutto infelice. vorrei poter guardare negli occhi qualcuno e pensare che non è così male. ma non succede più da tempo. mi scioglierò nelle mie lacrime all'alba. se solo il mio dolore potesse mettere fine a me stessa.
giovedì 10 novembre 2016
è come se fosse stata proiettata un'ombra sulla mia vita fin dall'inizio. è come se poi io crescendo. io stessa ne abbia create di altre infinite. a 23 anni per la prima volta nella vita scopro che forse. nella vita vorrei fare altro che rincorrere la serenità. vorrei fare qualcosa per il pianeta. per la natura. per evitare di soffrire ogni giorno per quello che vedo attorno a me. ma è come se l'infinita rosa di ombre che io ho disegnato attorno a me mi bloccasse per sempre. e sono qua ancora dopo 5 anni a maneggiare con cautela pezzi sconnessi di me stessa. pezzi di me che la vita o io stessa abbiamo distrutto. tagliato con cura. senza schizzare troppo sangue in giro. non sia mai dare nell'occhio e ricucito accuratamente dopo. mi sono resa conto di aver perso la maggior parte delle funzionalità. percè i legamenti come li fa madre natura di certo non so cucirli io. e mi ritrovo qui a 23 anni. bloccata con una terribile tendinite a gomiti. spalle. polsi. immobile. eppure in uno sforzo sovraumano per muovermi che mi consuma ogni energia. potrei fare tanto. per me stessa. per il mondo. mi dico. ma poi mi guardo. e sono qui bloccata sanguinante come sempre. piangente. spesso. in cnque anni ho imparato ad accettare parzialmente questa disperazione tremenda che è la vita. vorrei dire che sono nata urlante e così ho vissuto. e invece sono nata in silenzio. ho aperto gli occhi sul mondo in silenzio e così sto vivendo. senza troppo rumore. senza troppo casino. sono in un divenire sempre nuovo. eppure sempre immobile. sono una rosa di quelle stabilizzate. non appassirò mai. eppure sono già bella che morta. la gente scherza. mi fa delle battute. ti laureerai prima o poi? pensi di farcela? hai bisogno del sesto anno? vorrei poter rispondere qualcosa di arguto. vorrei poter dire che quando finirò lo sapranno perchè spaccherò il mondo. ma lo sappiamo tutti che non è vero. che non andrò da nessuna parte. che l'unica cosa che spaccherò è la mia anima. come se non fosse già abbastanza frammentata. la gente iron izza. la gente è stufa di ascoltare le mie lamentele. e la verità è che non ho scuse. non ci sono scuse per il fare così clamorosamente schifo. ma non si può certo essere tutti bravi. io almeno sono meravigliosa. mi dico. mentre in lacrime vorrei solo tutti mi amassero. e mi dicessero che lo vedono. che vedono quanto io mi stia impegnando. stronzi. datemi amore.
martedì 9 agosto 2016
l'infelicità. come la felicità. sono radicate nelle cose materiali che ci stanno attorno. le cose sono come spugne. le persone sono ancora peggio.hanno un'assorbenza ancora maggiore. certo. ma anche le cose si intristiscono. anche le cose ci rendono tristi. o felici che sia. ma quando mai io parlo di felicità. quando mai il futuro mi sembra diverso da un groviglio di nero fumo. invalicabile. pregno di dolore. a volte penso che potrei piangere guardando fuori dal finestrino di un treno. o macchina. o che sia. a volte piango per davvero guardando fuori. vorrei fondermi con i campi con il loro fango. con le periferie. e i cocci di vetro rotti. con il centro che è più degradato delle periferie. coi graffiti sui muri. vorrei essere una nuvola nera. sono solo una persona. senza sentimenti. e al tempo stesso così traboccante di sentimenti. che non posso trattenere. che mi straziano. stuprano ogni notte. ho una ferita sul petto. una crepa. a volte sento che potrei esplodere. a volte sento che potri adirittura morire. a volte non sento assolutamente niente. mentre guardo il cielo. e vorrei essere solo un mare. vasto quanto il mio cuore. e morirci annegata ogni giorno. perchè non potermi esprimere al massimo. non poter donare quello che ho dentro. mi fa ammuffire. decomporre. nella penombra di un salotto deserto. dove risuonano solo le lacrime di un passato in un altro luogo.
mercoledì 3 agosto 2016
frinire di cicale. la mia pelle a contatto col divano suda. il computer sulle cosce brucia. che estate vuota. o forse sono io a essere vuota. l'amore si sta rinsecchendo. il mio cuore sanguina. si vuole sempre quello che non si può avere. e a te probabilmente non manco per niente. la noia. il dover cambiare piani. nulla va come vorrei. e sento che è colpa mia. è colpa mia per tutto. e io non riesco a gestire niente. annego nell'afa. nel sudore. mi sopporto meno che mai. ma che posso fare. vado avanti con il sole cocente addosso. fatico a respirare. mi bruciano i polmoni. acqua. un pò di acqua per favore. che cosa sto facendo. sto perdendo tempo. sto cercando di convincermi che. non sto perdendo tempo. questa estate è cattivissima. mi amazzerò prima della fine. no sono solo menzogne. il coraggio di finirla manca. e poi mi aspetto ancora domani migliori. dipinti di rosa. di sorrisi. cuori grandi come case nel cielo. piogge di sangue roseeo. baciami. invece mi abbandoni. chiudo gli occhi. non uccidermi. dolore. cullami. posso farcela. chiudo gli occhi tengo duro. tengo duro da così tanto tempo. ho i muscoli che sono un blocco unico di tensione. manca poco. ma non finisce mai. questo dolore. piango. batto i piedi a terra. mi rotolo tra le spine.sanguinol. ma non muoio mai. tengo duro.
lunedì 20 giugno 2016
quanto doloroso. quanto dolore rimane. nonostante tutto. le cose cambiano davvero poco. rimango qua immobilizzata. come gestire tutto. come riuscire. in tutto. sento tanto dolore. anche all'esterno di me. soffrono tutti quanto meno. mi lascio influenzare. come quando faccio il morto al mare. mi lascio cullare da acqua e dolore. acqua-dolore. di un blu intensissimo. quasi elettrico. riempie tutto attorno a me. io e il mio fagottino di pelo qua. un nuovo compagno. un bimbo ancora. che non voglio sia permeato da quel tremendo blu. eppure io sono spesso via. e sarà molto solo. forse sono solo un'egoista bastarda. ci penso mentre aspiro il fumo blu di una sigaretta. nulla va come ci si aspetta. nulla va come si vuole. ma proprio niente a dire il vero. che schifo. che fine farò. non so se ce la faccio. amore stringimi la mano. accarezza il mio gattino. noi tre in questo blu. creeremo qualcosa di solo nostro una bolla si sapone. senza blu. dove essere amore. essere felici. stringiamoci. non appassiamo. anche se ormai siamo già morti.
lunedì 9 maggio 2016
nei miei sogni ho letteralmente delle corna che mi spuntano dalla fronte. ali nere e labbra rosso fuoco. non sono un demone. vengo solo da un altro pianeta. mi picchiano tutti. o forse sono io che picchio tutti. non me lo ricordo mai quando mi sveglio. mia mamma diceva di avere la spada di damocle sospesa sulla testa. io ce l'ho nel petto. basterebbe toccarla per uccidermi. mi sveglio con questa lama nel cuore. alla fine sono sempre terribilmente infelice. non lo so cosa. sto facendo. vorrei poter volare. ma piove. piove sangue. non lo so cosa ne sto facendo di me. in teoria è tutto più o meno giusto. e allora perchè. perchè sto così male. nei miei sogni ho quello che non posso avere. l'amore delle persone che non mi amano più. di coloro che non ci sono più. nei miei sogni mi accoppio con chiunque. ma non è mai un mero rapporto. c'è sempre amore. a chi mi piace di più prendo le mani. eppure non è l'amore che mi manca. non è il sesso che mi manca. non lo so nemmeno più che cosa mi manca. se dimentico di prendere gli antidepressivi faccio sogni strani. sogno di avere letteralmente corna che sbucano dalla fronte. ali nere. labbra rosso fuoco. non sono un demone sono un'aliena. e questo è il sogno più semplice da ricordare a dire il vero. sono migliaia di mondi paralleli. e vico in tutti questi. ma io vorrei soltanto riposare. chiudere gli occhi. riposare. lasciatemi dormire. è già abbastanza dura vivere sulla terra.
giovedì 28 aprile 2016
tre giorni che aspetto di scrivere due righe. tre giorni che penso di morire. ma sono ancora viva. l'ansia non uccide. o forse si. si può morire di tristezza. mi chiedo. si può morire di agitazione. è come se avessi una frusta elettrica sul cuore. a volte non riesco nemmeno a stare dritta. sono piegata dalla vita. la vita si accanisce sulle persone meno pronte. meno positivee. te le da sui denti. finchè non ti rimangono solo le gengive. come una vecchia sdentata cerco ancora di mettere in ordine ogni cosa. di mantenere la funzionalità della mia persona. ad un livello quanto meno di decenza. ma la decenza l'ho salutata. quando qualche mese fa mi sono resa conto di cosa sono. di cosa sto diventando. e mi sono detta. che mi odio tanto. ma che sono meravigliosa. e quindi mi amo di più. questo continuo lasciarmi travolgere dai sentimenti. neanche fossero treni merci sparati a 120 all'ora. mi fa sentire speciale. viva. dopo anni che l'unica sfumatura di sentimenti a me conosciuti erano quelli che giravano appresso alla mia infelicità. mi sono detta. che il mio cuore è magico. che la mia anima è capace di tutto. ma in realtà ogni sentimento che mi investe. anche quelli più felici. hanno una scia di infelicità dietro. mi si accolla come il petrolio alle ali dei cormorani. e io non so perchè devo sempre sentirmi così in difficoltà. sempre così innamorata della gente. ma non della gente a caso. io li odio tutti. ma mi basta parlare un pò con una persona. mi basta scorgere l'anima di qualcuno per amarlo. soprattutto quando dentro c'è tristezza. quando sono anime affini alla mia. vi amo tutti. vi bacerei tutti. vi abbraccerei tutti. eppure allo stesso tempo mi rendo conto guardando enrico. che nessuno più di lui amo. che nessuno come lui mi completerebbe così tanto. ma forse è solo perchè il mio amore è un anima in pena. il sangue mi cola dalle gengive mentre guardo le stelle. vi bacerei tutti. alla francese. e vi ammazzerei di botte allo stesso tempo. sono contraddizione. sono odio e amore. e troppa rabbia. un giorno forse saprò gestire me e le mie emozioni. per ora non credo. mi lascerò trascinare come un cervo investito. incastrato nel paraurti. ancora vivo. urlante. baciatemi tutti.
giovedì 3 marzo 2016
tutto si smembra nel nulla. tutto svanisce. i sogni sono solo disegni di sangue. che la pioggia lava via. lentamente. mi guardo allo specchio. e ho ancora degli occhi di bambina. che non vedono niente. pensavo di non avere mai avuto sogni. pensavo di desideraresolo serenità. ma in realtà forse dei sogni ancora albergano dentro la mia testa. distanti. trasparenti fantasmi. e io non li ho mai voluti aprire. perchè. perchè da mia mamma e dalle sue amiche avevo imparato una cosa. una cosa importante. la mia prima lezione di vita. le cose che più desideri non le ottieni mai. la vita si gira e ti spacca il naso. ogni angolo che svolti. sanguino sempre più. mi dico che dovrei prendermi in mano. me lo dico da così tanti anni. ricordo quando la mia vita era dominata dai disturbi alimentari. ricordo quel dolore. in ogni momento. qualunque cosa facessi. qualunque cosa vivessi. con chiunque fossi. quel dolore sordo costante. un dolore tanto forte da fischiarmi nelle orecchie. e in realtà. in realtà. quel dolore non è mai. mai andato via. è sempre lì. ora a volte me ne dimentico. a volte mangio anche senza pensarci. ma come la tossicodipendenza i disturbi alimentari non li puoi cancellare. non puoi più tornare nuova. rimarrà per sempre quella tensione. una contrattura nell'anima. i calci sulle costole. ho letto un libro. da secoli non avevvo tempo di leggere un libro. e che libro. parlava di eroinomani giovani. che in fondo non erano molto diversi da come io vivevo i miei disturbi. nel libro sono allegati documenti di polizia. e di consultori. che parlano delle condizioni di vita. di cosa spinge i giovani a distruggersi. a distruggere la vita. che già è un'impresa miserevole. mi sono sentita ancora una volta così dentro che se fossi stata adolescente negli ultimi anni 70 sarrei stata di sicuro una vittima dell'eroina. una vittima della vita. cosa che sono ancora oggi. mi sembra insormontabile quello che ho perso negli anni che ho dedicato a distruggere il mio corpo in ogni modo che mi era possibile. mi sembra ancora oggi quattro anni dall'ultimo episodio di aver distrutto tutto. di essere diventata una nevrotica del cazzo. mi sono così sfasciata la testa mentre distruggevo il mio fisico che nemmeno un tir me l'avrebbe spiaccicata meglio. qualche mese fa. avevo scartato qualche ammuffito sogno. sembrava quasi che io potesi farcela. li ho guardati. desiderio di realizzazione. desiderio di realizzarmi. di essere un fiore. avevo cambiato idea sull'università volevo andarci. alla magistrale dico. essere riconosciuta. in questo mondo ove se non ti affermi in qualche parte non sei niente. ma i miei nervi sono a pezzi. per la prima volta qualcuno ha riconosciuto che mi sto distruggendo. e questo. questo sangue è la cosa più lontana dai miei merda di sogni che esista. mi sto di nuovo spaccando la testa. ora solo quella. contro un muro. migliaia di testate. dovrei solo capire. dovrei solo accettare che dalla vita non si ha quello che si vuole. nemmeno quando si fatica come un minatore. nemmeno se si ha una bella mente. perchè ancora voglio credere di non fare poi tanto schifo. ma mi guardo allo specchio. mi fischiano le orecchie dal dolore. chissà se un giorno troverò pace. chissà se un giorno questo mondo di merda mi lascerà tirare un sospiro di sollievo. e vivere tranquilla. una vita qualsiasi.
domenica 28 febbraio 2016
ad un certo punto della vita. rivaluti la presenza o meno di persone al tuo fianco. mi sembra diventata fondamentale. irrinunciabile. un certo tipo di amicizia. è particolare. è diversa da quella che è è subito un fiume in piena. una condivisione totale. che finisce spesso per risultare unilaterale. butti tutto fuori. perchè pensi che l'altro ti comprenda al meglio. ma in realtà queste persone colgono poco. perchè anche loro ti vomitano addosso tutto. sembra speciale. ma lo è molto di più in altri casi. ad un certo punto della vita ci si ritrova. perchè già ci si conosceva prima da tempo. ci si stimava magari anche. ma non molto di più. e scegliersi questa seconda volta come amici. è magico. è come se si confermasse qualcosa. è come una scelta fatta con estrema cura. perchè mi rendo conto che tali persone non solo sono affini a me. ma avanzano a braccia tese verso di me in tutto lo schifo della vita. vi amo. vi amo tanto. siete gioielli splendenti. che ho trovato quasi per caso. un caso che assomiglia molto più al destino. a richiamarmi l'odore del vostro sangue. che piangete in questo mondo che è. e rimane solo dolore. ci stringiamo. ci facciamo strada nella melma putrescente che ci intrappola le gambe assieme. diventa un lottare quasi di squadra. lottare contro le avversità. contro la depressione sempre in agguato. contro la solitudine che mi soffoca lentamente. lottiamo assieme. non si sa bene contro cosa. ma la vita è una lotta. una lotta per non farsi schiacciare. per non annegare nella melma. in questa lotta fianco a fianco non c'è prevaricazione. la condivisione non avviene buttando fuori tutto. ma buttando giù raggi splendenti. che ci danno la forza. ci rendono luminosi della stessa luce. è sempre amore. ma non è romantico. o forse si. è pure pure romantico. perchè siamo cavalieri splendenti che non si arrendono alla vita. e la vita è caso. non è cattiva ma chissà perchè in una certa misura ci vuole rendere perdenti. noi teniamo duro fianco a fianco. e come mai prima apprezziamo l'essere compagni di (dis)avventura. siamo sostegno e salvezza. ci ergiamo come gli ultimi templari. splendiamo come stelle meravigliose. lottare assieme diventa meno faticoso. quasi bello. il vivere stesso non è più asfittico. siamo aria fresca. di quella di montagna purissima. come i nostri affetti purissimi. siamo costellazione.
mercoledì 6 gennaio 2016
e arriva quel momento. quel momento in cui tutto crolla per l'ennesima volta. sopraffatta da un milione di cose finisco in ospedale. ha ragione mio papà. siamo una generazione debole. ma cosa mi ha reso così. non lo so nemmeno io. quando è successo che diventassi così senza speranza. così indifesa alle intemperie della vita. crolla tutto. e non so tenere i pezzi assieme. le persone assieme. il mio cuore è un cumulo di macerie. sono pronta al mio stesso funerale da secoli. è buio. tutto buio da morire. e se ci fosse luce sarebbe solo tutto orrido. orrido da morire. non fare luce lasciami qua. non voglio pensarci. ai ladri. al mio gatto scomparso. ad un amico perduto. al trasloco. alla sessione. alla gastroenterite che per l'ennesima volta mi ha reso un'ameba. mamma abbracciami. non sono pronta a questa vita. l'altro giorno pensavo che volevo renderti fiera. ma come faccio. sto annegando. uso tutta la forza. che non ho. per non lasciarmi morire ora. a metà strada. ho finito le forze mamma. che ne sarà di me.
sabato 12 dicembre 2015
e mi guardo. mi osservo fuori. con un bisturi mi incido la scorza. mi apro la gabbia toracica. guardo all'interno. osservo ogni cosa. la soppeso. mi domandi chi sono oggi. mi sembra di non essere io. mi sembra di essere diventata un'altra. mi sembra di guardare dentro ad un'estranea. un mare di organi disfunzionali che non riconosco. non riconosco i miei occhi. non riconosco il mio sguardo. il mio pensiero è distorto. guardo il mondo attraverso un fondo di bottiglia. è tutto verde. tutto osceno. tutto strano. non riconosco il mondo. e nemmeno la specie a cui appartengo. giro così con gli arti congelati e la cassa toracica divisa da uno squarcio. mi sento fuori controllo. ma forse è proprio questa la mia anima. forse è proprio questa la mia vita. una vita di alienazione. una vita senza posto in mezzo a milioni di cose. abbandonata sulla strada la notte. sono una piccola cosa. un nulla di che. una macchia nera di sangue coagulato sull'asfalto. non so nemmeno più cosa volevo dalla vita. forse il problema è che nemmeno per me stessa ho mai desiderato nulla. speravo di di ottenere senza lotte. speravo di vivere il pace. invece ogni giorno devo lottare. mi strappo la pelle ogni mattina per riuscire ad alzarmi dal leto. mi scavo gli occhi per vedere meno. indosso vetri di bottiglia. raccolgo i sassi dei fiumi. ci scrivo le date. ricordo momenti meravigliosi in cui ero troppo me stessa. persa ma sempre lucida. ora stringo la boccetta di alprazolam. e fisso il mio riflesso. vorrei guardarmi per sempre. e vedermi sparire per sempre. vedermi non essere mai più per non dover essere altro che non sono io. mi riconoscerò un giorno guardndomi forse. finita questa indicibile morte. o forse i vestiti che butto per casa sono parte di me. e sono io a raccontarmi dolci bugie. sono ordinata no. sono efficiente. no. gestisco bene la casa no. forse io sono già scomparsa. e non me ne rendo nemmeno conto. forse sono io la boccetta di xanax e stringo in mano una minuscola me stessa che sta sparendo e al tempo spesso sono disperata e compiaciuta. sono diventata niente. sono diventata ogni cosa.
sabato 5 dicembre 2015
sono una tipa che vive di ricordi delici. ricordi luminosi. evanescenti. che non devo scordare mai. perchè sono la mia gioia. le mie risa di oggi. provo affetto per molte persone più per i ricordi che abbiamo assieme che per quello che c'è ora. ora non c'è niente. il mio cuore è vuoto. non ho più legami. non faccio parte di niente. però ho quei frammenti iridescenti. e li tengo stretti. come frammenti di vetro mi penetrano. tagliano la pelle. sanguino mentre rido. butto indietro la testa. il ridere è troppo forte. mi scende qualche lacrima. qualcuno penserà adirittura. quanto si diverte. quelle due lacrime sono un mare. mi ricordo con follia che un tempo stavo con gli altri. ero attiva. ora sono solo nebbia che mi sta nella testa. ora sono solo un'ombra in mezzo ad amici. amici cari. persone a cui voglio bene. ci parlo. ma forse il problema è che non comunico davvero. niente. il mio cuore stesso è nebbia. il presente è meno saldo dal passato. il presente è pianti. il presente è fumo. io non sono così. io ero così. ma forse dovrei vederla diversamente. io sono così. e basta. ho perso il grip sto scivolando al rallentatore da anni. qualcuno mi dia una mano. affogo. no non è vero sono qui che guardo la me stessa del passato morire ogni giorno. i ricordi sono un testamento. ricorda che eri felice. o almeno che eri meno infelice. non lasciarti andare. per quanto moncone sanguinante. puoi ancora costruire ricordi felici. ma non ci credo veramente. è come se ò'apice della mia vita fosse già andato e io sono rimasta qua in alto. e mi rifiuto di scendere coscentemente. scendo a occhi chiusi corro. ho le gambe in fiamme. i piedi distrutti. sono una macchia di sangue e sporco. che ha perso persino il controllo di se stessa.
sabato 21 novembre 2015
dolore allo stomaco. non è ansia. è tristezza. i cieli sono stati dipinti di nero per sempre. sono sola in un mondo di sogno. un incubo reale. in cui vivo da sola. nella più grande solitudine. l'unica anima di un universo. cerco sempre qualcuno. da amare o uccidere. ma poi quanto sono diverse le azioni. per me per nulla. il mondo è vuoto. l'ho svuotato io. non li ho semplicemente allontanati. li ho uccisi tutti. distrutti. poi ho dipinto il cielo di nero. per sentirmi al sicuro. perchè gli alieni non mi guardassero nella mia colpa. leggo un libro. l'autobiografia del mio idolo. un fisico russo. che teorizzò i voli nello spazio. nei primi del novecento. forse anche prima. scrive che il genio non è generalmente ereditario. aggiungo io quindi innato. ma sono le condizioni al contorno a renderci memorabili geniali. queste parole me le ripeto. mi accarezzano la testa come la mano di mia mamma. forse non sono semplicemente scema. mediocre. insignificante. forse avrei potuto fare di più. ma le circostanze della vita mi hanno piegato. fatto diventare gobba. stupida. sotto al peso della tristezza. anche se so nel mio cuore. nel mio cuore lontano anniluce. io so. che sono stata io a lasciare le circostanze mi piegassero. ancora ora. anche dopo mesi di terapia so che il grigiore del mio animo. è mio frutto. frutto del mio seno. frutto di me medesima. se ognuno è fautore del proprio destino io ho distrutto il mio. o forse lo sto ancora distruggendo. perchè l'unica persona che ho ucciso. sono io. è per questo che sono sola. con l'anima che pesa mille mila quintali. grondante di sangue ho deciso che cercare gli altri è inutile. che cercare amore è inutile. perchè non posso appesantire le esistenze altrui con questo mare di sangue. che non ha un senso. questo mare di sangue che ho spanto. questo mare di sangue è solo mio. e solo io potrei pulirlo. ma sono stesa a terra. abbandonata a me stessa. e piano piano striscia verso di me una certezza. non ne uscirò mai. questo presente. questo dolore. è eterno.
martedì 27 ottobre 2015
e poi. poi mi dico che andrà meglio. che questo perenne stato confusionale è solo passeggero. ma da quanti anni me lo dico. me lo dico sempre. per farmi forza. da quando avevo undici anni. ricordo il dolore. più di tutto. mi dico che andrà meglio. ma purtroppo non tutti riescono nella vita. e io mi sento di non riuscire in nulla. la vita non è quasi mai bella. mi basterebbe fosse sooportabile. mi basterebbe avere del tempo da dedicare a me. invece ruota tutto ad un frenetico nulla continuo. non so mettere ordine. scrivo con inchiostro in un grazioso quadernino da poco. col sangue traccio pensieri malsani. col sangue cerco quelli felici. li faccio fiorire. li depongo su carta. mi dico che cambiare tutto questo dipende da me. ma mi sento impotente e non riesco a cambiare questo sentimento. inadeguata. sono un'anima sola. no non sono sola. sono in terra straniera. nessuno parla la mia lingua. dove mi trovo è buio. c'è solo vizio e povertà. povertà di spirito. povertà monetaria. povertà di intelletto. povertà di fantasia. creatività. vorrei scrivere racconti. ma non ho più soggetti danzanti nella mente. sono morti tutti. è un cimitero infinito. vorrei tranquilizzarmi. mi dico di stare calma. di non ingigantire le cose. che gli incubi non mi riduranno in brandelli di carne putrescente. che non devo lasciarlo fare dalla vita. ma ho un continuo flusso di pensieri che mi spinge verso un'oscurità che affligge solo i miei occhi. nessuno la vede. come possono. l'ho creata io. mi sento distante. mi sento distante dagli amici. una distanza sempre crescente. mi sento distante da me stessa. non sono altro che una bambina viziata e piangente. soffro da troppo tempo. la mia mente si è annichilita. non so comporre i giusti pensieri. non so vivere, non so trattare con le persone. sono pungente. una stalattite di ghiaccio. dentro non ho niente. ma molto più spesso ho tutto. sanguina il cuore. sanguinano le viscere. sono tutta una cascata rossa. urlante. cerco di farmi forza. poi. e poi mi di che andrà meglio. e tengo duro. ma ho paura che morirò così. come sono vissuta. nel dolore.
sabato 3 ottobre 2015
che cosa rimane di me. se non una marea di sentimenti gettati alla diaccio. se non una marea di niente. contornata di paura e nulla più. al mondo ben pochi avvenimenti stimolano in me empatia verso il prossimo. ma ora qui. qui in Russia. non so più di chi è il mio sentire. è il mio cuore che si strazia. o quello di mia nonna. o quello di mio zio. o il tuo che mi aspetti. no è solo il mio. che chiama amore. da grande diventerò mia mamma ho deciso. sono già lei. io lo so. e non conosco nessuno che abbia realizzato i propri desideri. mia nonna racconta. di altri anni. di altre persone. dei grandi amori. mi si straccerà il cuore amore mio. il mio cuore è vuoto. vorrei solo amore. ma sono la prima a detestarmi alla follia. ora ho anche paura. ho anche paura. mi sento un pulcino. guardo come è bello qua. e il cuore canta. mi dicono guarda. mostrano il costato squarciato. io guardo. entro dentro. finisco sotto. come con la droga. non ne esco più dal dolore degli altri. voglio portarlo io. datemi. faccio io posso aiutarvi. ma nessuno porta il mio. perché mi fate piangere. io mi faccio piangere in realtà. tutto questo male è insopportabile. mi domando come farò a sopravvivere. questo è troppo per me. io non riesco. mamma posso raggiungerti. ti prego. prendimi ancora con te. voglio essere te. dentro di te. come piccolo neonato. mamma. ascoltami. nessuno mi ama. io lo sento. nessuno mi amerà mai come mi amavi tu. mia nonna dice che è sopravvissuta a tanto. mi racconta io non so come sopravviverò un altro giorno. come faccio con questo dolore. non passa mai. non passa mai. mai. MAI. io mi faccio schifo in realtà. mi faccio piangere. non so dove sbattere la testa. almeno morissi. diventassi pazza. mamma se non mi prendi divento pazza io lo so. il mio costato è squarciato. e non riesco. ad andare avanti.
venerdì 25 settembre 2015
siamo un cielo stellato. il dolore è come quel vuoto. che tentiamo di riempire di luce. cerchiamo di raggiungerci. ma siamo ani luci distanti. sonoun piccolo mare di luci. in un'immensità di vuoto. doloroso vuoto. sono sottovuoto. come il riso al supermercato. bloccata senza aria. un buco nero vuole mangiarmi. mi sto lasciando andare ancora. sono sfinita. fatico a tenere gli occhi aperti. il mio corpo è stanco. forse mi sto buttando via. consumando per stronzate. che la mia stessa mente partorisce come nebulose di rara bellezza. sanguinanti di ansia. mi distruggo da sola. perchè vivere mi è insopportabile. vorrei essere un fiore. una persona perfetta. raggiungere i miei traguardi. nulla è mai stato così vitale. come vincere. ma ormai non vinco mai. o vinco a volte. è tutto una lotteria. io roteo in quel cestello. ogni tanto mi fermo a vomitare stelle. nell'attesa la fortuna mi peschi. con una morbida mano. mi dica. rilassati ora ci penso io. sto tornando indietro. il dolore sta tornando indietro. come uno tsunami. mi ha spaccato le gambe di nuovo. perchè rimango qui ferma a farmi sferzare. non mi merito forse di vincere. la disperazione è una voragione. sempre più grande. mi risucchia a volte. non vedo nulla. rimango paralizzata a guardare qualcosa che non esiste. che si crea dalla mia stessa matrice. e mi dice che non ce la farò mai. che devo arrendermi. ma ancora non mi dici di farla finita. è tutto ancora sottocontrollo. un mare in tempesta. calmo in superficie. diventerò pazza. diventerò scema. ucciderò qualcuno. forse la mia mente. con un coltello rosa.
lunedì 7 settembre 2015
i sogni mi stanno mangiando viva. mi sveglio e ho visto mondi oscuri. di bellezza malsana. di violenza sacra. un altare. un tempio di devastanzione. apro gli occhi ed è morte. dentro di me. che cosa ho sognato. sogni da cui non esco neanche da sveglia. sono sfibrata. mi hanno disossato. non ho la forza. sono un polletto allo spiedo. col grasso che cola nel caldo. sudo di notte. ma ho freddo. se mi sveglio un attimo torno nel sogno. è come se la realtà fosse slavata. perde colore mentre io mi perdo nei dettagli. di solito guardo la natura. e più passa il tempo. più mi sento fuori. sento che questo non è il mio destino. che la mia stessa testa si sta nutrendo di me. che presto di me non rimmarranno che sogni. fallimenti e violenza. sarò l'ombra di me stessa. pazza per davvero.
giovedì 3 settembre 2015
come posso parlarne ad alcuno. quando io stessa sto svanendo. sono nebbia leggera. rugiada sull'erba. sangue coagulato pronto a staccarsi dalla nuova pelle. sono in un processo. non in uno stato. come posso raccontarlo. come posso parlarne. come posso continuare a vivere così. al margine dell'ombra. ogni volta mi chiedo se sto diventando pazza. mio papà risponde. è solo la vita. ma non vorrei fosse solo la vita. non vrrei passare ogni giorno della mia vita a dimenarmi nel letto ogni notte. sono posseduta. si posseduta. da un altra me stessa. da quella me stessa. che odia me stessa. è un bagno di sangue continuo. una forte luce su un campo di grano. un ronzio continuo penetrante. dentro di me. c'è una guerra. e io rimango immobile. le tenebre mi stanno inghiottendo ancora. le fauci ce le ho sul collo e ancora. sono qui. assente ai vostri discorsi. assente alle vostre risate. sono qui assente. qui. assente. gocciola sangue dal soffitto lo vedo solo io. che cosa ne sarà di me ora. devo prendermi in mano. nicole. forza. sto svanendo. e con me tutti i miei pensieri. e con me tutta la mia mente si affievolisce. dove sto andando. devo sforzarmi di più. non voglio essere opaca. altrimenti mi adagerò e vivrò per sempre così. voglio vincere. ma ho sonno. voglio vincere. ma non ho più munizioni. mangiami vita. voglio risplendere.
giovedì 13 agosto 2015
ho fatto sogi di violenza. il sangue era ovunque. lo spandevo io. il mondo ne traboccava. e io ci banchettavo sulla debolezza altrui. nella realtà invece cono una persona tranquilla. sempre disposta. a dare una mano. anche otto. neanche fossi la dea calì. ma nei miei sogni. nei miei sogni c'è il mio amato delirio. quello che mi rende speciale. quello che mi fa sentire in qualche modo migliore. anche tu ti sei intrufolato. nel mio sogno. avevi gli occhi stravolti. mi facevi le boccacce sui sedili posteriori di un auto della polizia. ti guardavo. e non ti volevo più con il solito dolore. con le solite lacrime. non ti volevo più per un istante. sapevo sarebbe durato poco. non so più quando sono lucida. se nelle lacrime a non volerti più. se nella calma a volerti ancora nonostante tutto. sono tremendamente stanca di questo vivere. di questi giorni. non lo so più. quando sono lucida. sono arrabbiata con il mondo. non vedo più amore. la vacamza è finita. un sogno idiliaco di mare salato, sole e pesci. e io torno qui. a tutto questo nervosismo. a tutto questo stress. a tutta questa rabbia. e soprattutto a tutto questo odio immotivato per il mondo umano. non sopporto nessuno. vorrei uccidervi tutti.te compreso. il sogno era così reale.nel sogno tu così stravolto. nealla realtà sei solo un bimbo. che ha poca voglia di fare. che ha poca simpatia er il mondo. che ne sapete voi di tutta questa rabbia. che ne sapete voi di tutto questo odio. inesauribili. la mia fonte di energie. che allo stesso tempo però. mi consumano come veleno. e ancora adesso nonostante tutto. nella realtà preferirei uccidere me stessa che un'altra persona. tanto fa schifo tutto anche se ti sfoghi. anche se ti ricarichi in vacanza. torni e c'è più merda di prima. la luce è offuscata. non c'è gioia. non c'è allegria. c'è che il sangue mi chiama. e io non rispondo. mi riposerò davvero quando sarò morta.
Iscriviti a:
Post (Atom)