sabato 15 dicembre 2012

"se qualcuno ti facesse del male. o ti uccidesse. io dovrei ucciderlo poi" camminavamo sul marciapiede. mano nella mano. dopo le varie apparizioni. e ora sei scomparso per sempre. quella frase mi fece tremare. dentro profondamente. mi venne da sorridere. ma sentivo che era strano sbagliato. quello che mio zio mi stava dicendo. seducente realtà dalle labbra di chi ha visto un mondo allucinato. di chi si è creato le sue allucinazioni. di chi ha vissuto fuori dal socialmente accettabile. di chi si è creato i suoi schemi. disattendendo l'indispensabile denaro. e vivendo una vita vaga. incerta. una vita piena di niente e di tutto. seducenti parole erano le sue. per una bambina di sei anni. romantiche parole erano. emozionanti. parole di nulla e parole di amore. e così muoiono tutti quelli che mi amavano sinceramente. mamma. zio. entrambi avevano persi se stessi negli ultimi anni. mio zio non mi avrebbe riconosciuto. non mi avrebbe più giurato etereo amore e promesse di morte. di quel giovane uomo non era rimasto nulla. come della mia mamma. prosciugata dal dolore. non mi preparava più niente. mi parlava di funerali. mi parlava di fiori. e tailleur da mettere al funerale. a distanza di due mese. sparisce anche lo zio. il fantasma dello zio. mi piace immaginarli insieme come tanti anni fa per le vie di camposampiero con me per mano al centro. lui che diceva che il centro di recupero è una prigione. che gli infarti non gli avevano fatto nulla. e mia mamma che con sguardo lontano gli passava dei soldi. dei soldi per fuggire. fuggire dalla vita. come ogni giorno mio zio tentava di fare. mia mamma capiva. come me. che mio zio meritava di trovare la sua strada. di rinunciare a tutto. di trovare se stesso in modo altro. non tutti possono essere normali. e frequentare una fottuta università. mio zio era diverso. era come me. parole seducenti tra le labbra. occhi vuoti. e il dolore che ti perseguita. che ti schiaccia sulla schiena mentre cerchi di capire. come si fa. a vivere. come si fa a vivere. io non lo so. ma non so neanche fuggire. io non ho coraggio. sono trotta da molto tempo. da quando guardavo la schiena di mio zio salpare per ignoti porti. il dolore mi investiva per inseguirlo e nella mente io pensavo. che faceva bene. che rinunciare alla società è il modo migliore. per fuggire al dolore. i doveri sono troppi per certe persone deboli. io sono debole. ma ancora più debole di lui. e mia mamma non so quanto capisse. quanto percepisse la mancanza di realtà in noi. quanto noi fossimo simili. ma a quell'uomo non ha mai voltato le spalle. mi piace ricordarli così negli anni d'oro. e ora mi piace dirti parole seducenti. parole di amore etereo. e poi confonderti con il mio corpo. e se potessi fuggirei. ma sono tropp debole. e ti amo da morire. e non posso permettere ti perda tu. nessuno di noi due scapperà. se non insieme.

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