martedì 1 luglio 2014

ho sognato di essere sirena. ho sognato di essere donna che diventa sirena. ho sceso ripide scogliere di posti fantastici. ammirando cielo e mare che si fondevano all'orizzonte. ho guardato stranita una scala a chiocciola che se ne andava nell'oceano. un oceano chiaro amichevole. l'aria era calda. l'acqua invitante. diventai sirena perchè era destino. non so chiaramente perchè. diventai sirena. mi tuffai nel turchese profondo. ma laggiù vivevano orribili mostri. pieni di denti. pieni di lame. squame taglienti. pinne appuntite. morbidi e giganteschi pesci gatto. pronti a inghiottirmi intera. ero sirena timorata del mare. che dico. ero sirena. terrorizzata dal mare. ora torbido. tempestoso con enormi creature malevole. alla mia ricerca. nuotavo veloce alla cieca. vicino alla scala a chiocciola. mi sollevarono dall'acqua. le tue braccia. mi portarono sui gradini all'asciutto le tue braccia. ma non riconoscevo più il tuo volto. era sfuocato in me il ricordo della sicura vita terrena. mi tiravi all'asciutto. stringendomi. dicevi che mi potevi salvare. dicevi che mi amavi tanto da sfidare quei mostri. e mi stringevi. ma io all'asciutto non respiravo. cercavo di resistere ma poi mi rigettavo nel mare. per respirare. abbandonandoti sui gradini di quella scala non mi voltavo. e ricominciava la mia fuga dalle mortali creature. e ancora. e ancora infinite volte mi ripescavi. cercavi di farmi ricordare che non ero sirena che le creature del mare per quello mi volevano eliminare. ero umana. non sirena. avevo due gambe. non coda squamosa. ma non volevo ascolta e ancora. e ancora mi ributtavo in acqua. e infinite volte di nuovo mi ripescavi. infine capii di essermi sbagliata. non ero sirena. non avevo coda squamosa. e nemmeno lunghissimi capelli verdognoli. cadde la coda. mi caddero i capelli verdi. ritrovai il respiro. le gambe. capelli dorati. mentre tu piangevi di gioia. stringendoti a me. per salvarmi avevi le gambe lacerate di morsi marini. ti ho finalmente stretto. e mi sono svegliata. da sola. come ogni giorno. o quasi. della mia miserevole vita. ma tu me l'avevi detto. che mi avresti salvato. me l'avevi detto. che mi avresti protetta anche dai sogni. perchè lo so. lo so che mi ami.

mercoledì 11 giugno 2014

la decadenza. la cosa che più mi tiene ancorata a questa vita. questo desiderio di vivere tutto in queste macerie di me stessa. a volte ne sorrido. guarda. guarda dove sono finita. non so nemmeno se uscirò mai dall'università. non so niente di quello che sarà. nella mia mente non c'è un piano scritto. e mi stupisco di come io sia sempre stata così. anche da piccola non avevo particolari desideri per il futuro. mi sono sempre detta che se ce la fanno gli altri ad andare verso qualcosa. posso andare anche io. però mi manca da sempre quell'impegno nel raggiungere una meta. e forse è questo il motivo per cui soffro di più nella mia vita. la mia mente non ha un buon livello evolutivo. probabilmente. seguo dei pattern. amo la quotidianità. la routine. mi perdo in quello che è una sofferenza costante del presente. e del passato ovviamente. perchè proietto ogni momento passato con mia mamma ad ora. lo rivivo. per paura di dimenticare tutto. non riesco a pensare dei desideri se ora non sto bene. e mi compiaccio di me stessa così. una donna che è più un edificio in rovina che una vera persona. messa davanti a scelte doverose per il futuro. mi tremano i nervi. è spiacevole pensare che il tempo sta correndo e io a 20 anni non riesco a sfruttarlo al meglio. eppure rimango in questa quotidianità. perchè è confortevole. la mia zona di conforto è un ampia palude. in cui i miei atomi decadono lentamente. guarda. sono marcita prima del tempo. mi sono rassegnata. e l'unica cosa che mi ancora alla vita è questa decadenza. non faccio nulla perchè figo, di moda. solo se mi avvicina al mio distorto ideale. si c'è crisi. la mia testa è in crisi. crisi delle idee. crisi della mente. crisi di nervi. eppure mi trascino ancora zoppicando verso mete conosciute a tutti. per me oscure. ignote. ancora sto cercando di uscire dalla palude. con lente bracciate. i miei muscoli sono esausti. non posso crederci che ne uscirò mai.

sabato 31 maggio 2014

"l'unico sentimento eterno è la tristezza". l'avevo letto in una pubblicazione. che più di uno scritto era un ricamato di macabri disegni. che più di un fumetto era arte. arte della vita. quando vi si racconta quella terribile pungente tristezza. che te la senti nelle ossa. lama piramidale. gigante. trafigge il petto. e ti rendi conto che è vero non c'è altro che malinconia. non c'è altro che disastri. mamma. salgo in macchina e ti vengo a prendere. la tristezza ti ha ucciso. l'infelicità me la cucinavi a cena. condendo di lacrime l'insalata. dicono che bisogna essere positivi. dicono che il successo bisogna chiamarlo. ma io sono senza voce. le corde vocali sono recise. dai pezzi di vetro che mi sono mangiata. con acqua che sgorgava dagli occhi. acqua salata. mamma. mi sento come quella volta che hai avuto un imprevisto e non sei venuta a prendermi all'asilo. hai mandato la vicina. mamma. torna a prendermi. perchè questa tristezza mi uccide. io non vivo più. mi sforzo e basta. per non impazzire. ho così male dentro che a volte la mente si spegne. si nasconde. per non provare più niente. un giorno mi bucherò gli occhi con un coltello in preda all'isteria più nera. mi porteranno via in brandina. e io riderò perchè sarò libera. la mia mente si sarà suicidata e sarà rimasta una ridente nullità al mio posto. un corpo che marcisce. come un'arancia che si copre di muffa verde e sottile. e poi diventa così lassa da sfasciarsi da sola. farò quella fine. lobotomizzami. prima che sia troppo tardi. tieniti una bambola docile e inerme. perchè io non ce la faccio più. sono qui a vomitare i vetri che la tristezza mi ha nascosto nei cibi. sono qui a urlare dal dolore. in questo silenzio assordante. non mi senti mamma.

martedì 20 maggio 2014

i sogni vengono a cercarmi. il passato mi tormenta senza sosta. muta i miei ricordi mentre dormo. poi mi sveglio ed è un disastro. mi sveglio ed è il devasto. sono stanca da morire. di tutti quei sforzi. di tutte quelle cose da fare. di tutta questa lotta. che la gente chiama vita. respiro ansia. boccate di paura. boccate di terrore. ho dei lacci. attorno gli arti. muoversi è un'impresa. eppure continuo. vado a correre. vado all'università. studio. lavo casa. sistemo. agogno solo il letto. è l'unica cosa che desidero. non mi importa più vedere le persone. vorrei solo dormire senza sogni. o che finisca tutto questo. ma nulla finisce davvero. sono anchilosata. rattrappita. ogni giorno imparo da capo come lottare. perchè di notte il passato mi cambia. ogni singola notte. immagini violente girano il mio cervello con un cucchiaino da caffè. mi alzo già con il male. vado a camminare. colazione. medicina. mi butto nel mondo come in mare aperto. in preda all'ansia. in preda alla vita. come se non fossi io a controllarmi eseguo una finente danza. e poi torno a casa. e mi ami. e io ti amo. e non mi sono mai sentita così sola e in difficoltà nella mia vita. ogni giorno. non è più facile. ogni giorno non è altro che più difficile. e mi sento positiva. mi dico che ce la farò. che lo strazio universitario avrà anche fine. un giorno. mi alzerò e andrò a lavoro. forse mi sposerò. forse avrò un cane. un lessie. che chiamerò laddie. forse non avrò nessuna delle due cose. forse viaggerò. o me ne andrò in russia. se la nostra storia finirà. eppure ho i segni indelebili di questo presente proiettato in passato. la mia mente è debole. mai avrei pensato. mai. in vita mia. avrei pensato. di avere un periodo di disturbi alimentari. che però dura per sempre. scava fosse nella mente. piene di morte e di rabbia e di odio. mai avrei pensato. di essere autolesionista per un certo periodo. eppure ogni giorno me lo ricordano le cicatrici. mai avrei pensato. di fumare. di usare psicofarmaci. di cercare solo la fine di ogni cosa. mai avrei pensato sarebbe successo a me. mai avrei creduto di essere così fragile. che cosa ne sarà. di me. di tutto questo male. starò bene. quasi bene. appena un po'. un giorno. non lo so. mi viene da vomitare ogni mattina. eppure vado avanti. avanti sempre. avanti sempre. prima o poi qualcuno mi apparecchierà la tomba.

lunedì 28 aprile 2014

siamo entrambi qua. a guardarci le vene delle tempie. il petto che si gonfia e si riabbassa per il respiro. ci guardiamo decomporci in silenzio. un giorno mi scivolerà un bulbo oculare per terra. siamo due cadaveri. teneri cadaveri. con la pelle che si sfalda. io tengo insieme le tue spalle. tu mi tieni le mani sugli occhi perchè non mi scivolino via.ci teniamo saldi l'un l'altro per non sparire. viviamo così con la paura di squagliarci al sole come gelati di candida panna. stringimi più forte. ho il collo rotto. tienimi su la testa. ci sono piovuti addosso massi. e comunque uno contro l'altro ci issiamo ancora e ancora in piedi. perchè vogliamo lottare. vogliamo vivere. insieme. vogliamo. vivere l'amore. prima ho poi avrò il coraggio di ricucirti. e tu ricucirai me. imparerai. mi lascerai cicatrici. ma sarò di nuovo salda. e cammineremo insieme su una spaggia. l'acqua del mare. e le lacrime. cureranno col sale le infezioni. il sole ci riscaldera il sangue. tenderemo i muscoli delle guance. in sghembi sorrisi. affronteremo la vita per mano.

sabato 26 aprile 2014

ah questa quieta tristezza. mi ci adagio lentamente. muoio ogni giorno in questa melma. non c'è gioia. non c'è contentezza. solo una semplice e tranquilla infelicità. a volte penso non emergerò mai più. in agguato le sventure seducenti. labbra rosse. e carnose. con denti aguzzi insanguinati. sorrisi storti. questa infelicità. è come droga. liquida. spessa coltre dorata. di sonno. sui miei occhi. mentre nei miei sogni rotolano teste. la rabbia è un'unico grande fulgore. grande sole illumina. i miei occhi furenti. a volte vorrei dirti che non sono fatta d'altro che di questi frammenti. odianti il mondo.l'ansia della vita. o ci si ammazza o si accetta. il mal di vivere. ma io sono solo una macchia. a volte vorrei dirti che non c'è più niente. che non c'è mai stato. cosa. è. amore. io conosco solo la negatività. l'accidia mia ha partorita in purpurei spasmi. bianca come il latte. di umanità vuota. eppure. no ti amo tanto. senza di te mi sentirei morire. eppure. a volte vorrei dirti addio. perchè preferirei morire che vivere che intessere frammenti di infelicità pacifica. soffocando l'ansia. solo per stringerti ancora. solo per sorridere con te. mentre guardiamo i documentari sui pesci. a volte penso vivere non sia per tutti. a volte penso solo non sia per me. perchè. a volte vorrei dirti che muoio a poco a poco. nella melma. eppure non ti dico addio. a volte vorrei dirti che mi uccidi. ma non sei tu è solo tutto. come fanno gli altri. non lo so. a volte vorrei dirti che in verità a volte è dolce questa quieta tristezza. ah questa quieta tristezza. mi ci adagio lentamente. appiccicoso dolce miele. perchè vicino a te anche il marciume sa di cioccolata.

mercoledì 9 aprile 2014

ho sempre avuto una gamma di sentimenti molto ristretta. ho sempre considerato il dolore come una finzione. la religione come una finzione. babbo natale come una finzione. tutto i comportamenti umani sociali. una mera finzione. cosi cantavo a messa a mani giunte. facevo una faccia dispiaciuta se qualcuno stava male. a volte piangevo. ma la verità era che mi annoiavo. che mi chiedevo per quanto tempo le persone a me intorno avrebbero continuato nel dolore o nella speranza. per capire quanto avrei dovuto simulare. anche ora. molte cose non mi smuovono. non mi toccano. faccio molta fatica a simpatizzare per le persone. l'empatia si manifesta in me misteriosamente in modo prorompente o non si manifesta affatto. ai miei occhi è sempre notte. non riconosco la luce. eppure so quando è giorno. le ombre oggi pomeriggio si proiettavano gigantesche sulla chiesa. ma per me era tutto buio. sempre buio. e nei momenti più impensabili mi schiacciano visioni. visioni di ricordi lontani. che però mi spezzano il cuore. perchè non potevo venire con te mamma. perchè. mi sedevo sulle tue gambe quando andavi in bagno. e non sono potuta andare con te sotto terra. sono qua. mentre l'ansia mi divora. non voglio andare all'università. vorrei stendermi a letto. e lasciarmi marcire. eppure per qualche ragione continuo a conservarmi. a cercare di amarmi. a cercarmi sotto la pelle. tra le membra. che però marciscono allineate col mio cervello che sta lottando. sta lottando tra spirito conservativo e il desiderio di coprirmi con un lenzuolo di friabile terra. mi sento l'acido che mi corrode lo stomaco. cerca il cuor. l'acido cerca il cuore. sono divisa tra vita e morte. quasi mi dispiacesse lasciare questo palco. dove gioco col sangue finto e quello vero mischiati insieme. mamma in realtà ti sto ancora aspettando all'asilo. vienimi a prendere. sono qua che piango continuamente. gli occhi non li ho più ormai solo due fiumi. non mi importa di nessuno quasi. e mia mamma era la donna. la persona più importante al mondo. ora non mi protegge nessuno. ora nessuno c'è continuamente. caldo nel letto accanto a me. solo il mio amore ogni tanto. ma non mi basta. io ho ancora bisogno di mia mamma. la mia gamma strettissima di sentimenti mi tiene in vita e mi isola. mi conservo per non si sa cosa. mi conservo perchè penso di doverlo fare. perchè mamma. io lo so. presto mi verrai a prendere. per favore. non ce la faccio più sto marcendo all'aria aperta.