sabato 8 settembre 2012

in una stanza buia. reggiamo le candele. preghiamo e capisco che la fede è la forza. la forza di vestirsi pesante l'estate. e quanto pregherà in tutta la sua vita un prete quanto tempo perde. quante lacrime negli di chi dovrei amare. ma io non amo. non amo più. non più. o forse non l'ho mai fatto. mai. amo te ma è diverso. so di amarti perché soffro. ma con loro non soffro mi dispiace solo. e a volte no. ho debito. che felicità. e me ne vado in Russia lo stesso. fanculo mondo. università. Vado a prendermi il fresco. Il freddo. il gelo. la morte magari. magari. stiamo tutti in una stanza. per ore. siamo tutti stanchi. doloranti. io non conosco il vostro dolore. sono qui a sperare che il mio finisca. Ma la fine non arriverà mai. mai. non c'è sollievo per le anime mutilate. non c'è fine al dolore che vivono le persone. definite altro dalla società. non c'è pace per chi ha scelto la guerra. non c'è gloria per chi ha scelto putrido sangue. perché non è sangue fresco. è stantio. non c'è nulla nel mio cuore da anni. c'è solo bieco dolore. mi viene da piangere tra il fumo delle candele e rituali satanisti. cantilene religiose che in realtà non hanno senso. non per chi non ha la forza di vestirsi pesante d'estate. per apparire fintamente pudici al dio. e ho catturato l'attenzione del prete sulle gambe nude. scoperte da un vestitino cortissimo. inesistente. come ormai. è il mio cuore.

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